"Le minacce di Donald Trump sulla Groenlandia vanno prese molto sul serio. Per due grandi ragioni. La prima perché la Groenlandia non è una fissazione soltanto di Trump: è dalla seconda metà dell’Ottocento che gli Stati Uniti sono ossessionati dalla Groenlandia. Nel 1866 per la prima volta chiesero quanto costa. All'indomani della fine della Prima guerra mondiale offrirono 100 milioni di dollari alla corona danese e si sentirono rispondere no grazie. Poi, non è Trump che ha prodotto l'America attuale, è esattamente l'inverso. Ma perché? Perché gli statunitensi sono stanchi e arrabbiati. Fanno la guerra da troppo tempo, pensavano di mantenere un mondo che volesse diventare americano e ci cascano tutte le volte. E dicono: 'sai che c'è? Se crolla tutto, noi abbiamo un grande vantaggio. Non viviamo sulla massa euro-asiatica. Possiamo tornarcene a casa. Ma per tornarcene a casa dobbiamo impedire a cinesi e russi di stare sulla Groenlandia'".
Ospite a Piazzapulita su La7, Dario Fabbri ha spiegato ai telespettatori di Corrado Formigli i motivi che stanno spingendo Donald Trump a fare di tutto per assicurarsi il possesso della Groenlandia. "Deve decidere la popolazione locale - ha detto l'analista geopolitico -. Io fatico molto a stabilire che la corona danese sia la legittima proprietaria della Groenlandia. Ma tanto è impossibile immaginare che gli Stati Uniti dicano: 'è nostra, ci serve. O la compriamo oppure la prendiamo'. Tuttavia, ormai siamo abituati anche a questo. E noi le grandi potenze, non solo gli Stati Uniti anzi peggio gli altri, si muovono in questo modo".




