Era la Madonna pellegrina, “In Onda” sempre da Telese e dalla collega Aprile; sull’altare di Formigli doveva fare “Piazzapulita” delle destre; per Concita, intesa come la De Gregorio, le verità di Maria Rosaria Boccia avevano mostrato «il tramonto della democrazia rappresentativa»; Marco Damilano, tra i primi sponsor del mitologico Soumahoro – dimenticabile la copertina dell’Espresso di cui era direttore, “Uomini e no”, e il “no” ovviamente non era Aboubakar ma Salvini – il Damilano su Domani scriveva che il caso sollevato dalla Boccia aveva «indebolito la leadership della premier», che in effetti è stata scalzata da Elly.
C’era e c’è poi l’ineffabile Ranucci: anche lui sperava, e forse sotto il giubbino in pelle spera ancora che l’ex amante dell’allora ministro Sangiuliano mandi a casa i fascistacci, ma la speranza sembra perduta da tempo. In più ora la Madonna pellegrina è stata rinviata a giudizio per stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e figura anche una contestazione relativa a false dichiarazioni nel curriculum, questo in merito all’organizzazione di alcuni eventi. Faranno ancora a gomitate, a sinistra, per averla nei loro programmi?
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Da Telese la Boccia era di casa, talmente a proprio agio che qualcuno – malignando ma noi non ci abbiamo mai creduto – sospettava che il conduttore pluralista fosse una sorta di tutor dell’ex organizzatrice di matrimoni. “Striscia la Notizia” – notizia poi contestata – sospettava anche che Telese le stesse facendo da ghostwriter e talent scout in vista della pubblicazione di un libro. E però come dicevamo Telese ha smentito tutto. Da Formigli la Madonna pellegrina fungeva da pubblico ministero e giudice, nessuna separazione delle carriere: guai a contestare la divinità. La legge del programma non era uguale per tutti. Lei, l’angelo biondo che doveva essere l’apocalisse per il governo, aveva sempre l’ultima parola, e comunque contava soltanto la sua.
Tenetevi forte, arriva una Concita d’annata, sull’etichetta c’è scritto “Repubblica, 7 settembre 2024”: «È una perfetta istantanea dello stato del potere, questa pochade di fine estate. Una storia a tratti persino livida: il tramonto della democrazia rappresentativa per difetto di rappresentanza, per inconsistenza delle classi dirigenti, il potere inteso come privato privilegio, l’onnipotenza proporzionale all’incompetenza, la paura del ricatto e quindi il ricatto». E poi: «Il potere inteso come privato privilegio. Ha fatto più la Bionda in una settimana che tanti saggi, tanti panel, tante amazzoni delle opposizioni in mesi e anni». Fossimo stati in Elly e Conte, financo nella Bonelli&Fratoianni – la coppia più resistibile della politica comunitaria ed extra – avremmo immediatamente querelato. Ma non escludiamo che data la pluriennale esperienza in esposti il Bonelli non si sia presentato al posto di polizia più vicino. «Buongiorno onore’, chi denunziamo oggi?».
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Un attimo, vi assicuriamo che non l’abbiamo fatto di proposito: scartabellando i vecchi giornali, sotto un altro titolo di Repubblica che due giorni prima recitava “Le registrazioni dei dialoghi privati Boccia e Sangiuliano, ora il governo trema”, ci siamo imbattuti nel seguente passaggio, che avevamo ingiustamente dimenticato: «Già a partire da oggi si aprirà un altro capitolo, molto più delicato. In mattinata arriverà sulle scrivanie della procura di Roma un esposto per peculato a firma del deputato di Avs, Angelo Bonelli».
La sinistra non sperava certo in Bonelli (non ci sperava nemmeno il suo partito) ma in Sigfrido Ranucci sì. La diffusione annunciata con giorni d’anticipo dell’audio tra Sangiuliano e la moglie doveva essere il colpo ferale per l’esecutivo. Report non poteva certo fallire. Tutti a casa! Pd e Cinquestelle già si fregavano le mani, la Bonelli&Fratoianni aveva pronte le spillette celebrative – altro che quelle contro le squadracce dell’Ice – ma neppure il paladino delle verità è riuscito nell’impresa. Anzi: stando ai sondaggi il primo partito di governo, Fratelli d’Italia, da lì ha continuato a crescere. Certo, coi 160 voti presi dalla Boccia alle Regionali in Campania volerebbe.




