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Garlasco, Massimo Giletti incredulo: "Che necessità c'era?"

martedì 17 febbraio 2026
Garlasco, Massimo Giletti incredulo: "Che necessità c'era?"

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"Che necessità c’era di andare e vedere questa scena?". A chiederselo è Massimo Giletti che, durante la puntata de Lo Stato delle Cose, si sofferma sull’analisi di Roberta Bruzzone. Un'analisi, quella riguardante il delitto di Garlasco, mandata in onda a Quarto Grado. Al centro la porta che dava alla cantina, dove si trovava il corpo di Chiara Poggi. A detta della Bruzzone, Alberto Stasi non avrebbe detto la verità su come è stata aperta, visto che non ci sono nemmeno le sue impronte.

E a rispondere al quesito del conduttore di Rai 3 ci pensa la giornalista Ilenia Petracalvina: "Non lo dice lei (la Bruzzone ndr), ma la sentenza della Cassazione, lui non è lo scopritore, ma l’aggressore, non torna la camminata". Bruzzone parla così al programma prima di entrare nella villetta: "Torniamo al 13 agosto 2007. Stasi fa una serie di cose, siamo qui per ricostruirle fedelmente, verificare dal punto di vista comportamentale se quello che dice di avere fatto sia possibile, nei tempi cristallizzati dalle due telefonate, l’ultima alle 13.45 e quella fatta al 118 – dice -. Sulla porta non ci sono le sue impronte, né le tracce di sangue che ci aspetteremmo. Per me lui ha riferito una circostanza falsa, insieme a tante altre, l’assassino ha sicuramente interagito con quella porta, almeno per aprirla, la possibilità del rilascio di tracce nella parte di apertura conciliabili con le sue andavano giustificate in maniera diversa. Non ci sono tracce ematiche perché l’assassino non l’ha mai richiusa, Stasi mente dicendo che l’ha trovata chiusa".

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Non solo, perché "ai piedi della porta c’è una gora, che non è stata calpestata, è impossibile se lui ha fatto quello che dice di avere fatto. Prima di fare l’accesso mi sono sincerata che le condizioni della porta fossero le stesse, era difettosa, ma è rimasta tale. Stasi e la sua difesa prenderanno malissimo la mia attività. La porta non si apre neanche se muori come lui dice di averla aperta. Per me lui ha impattato sulla porta non per aprirla ma durante l’omicidio, la furia dei colpi può averlo sbilanciato, lui sa di avere interagito con la porta, cerca di giustificare la possibilità di trovare tracce riconducendolo a un meccanismo di apertura, ma è impossibile lo abbia fatto. Chiunque poteva facilmente verificarlo all’epoca". Insomma, i misteri sul caso sono ancora tanti.

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