Non sappiamo se Sigfrido Ranucci diventerà un caso giudiziario, già ora è un caso che andrebbe messo nelle mani di competenti psichiatri specializzati in megalomania. Megalomane – cito dal dizionario – è il termine che indica “persona che ha esagerata stima di sé, delle proprie capacità e della propria importanza, vittima di deliri di grandezza, senso di onnipotenza, mancanza di empatia”.
Dico questo perché ieri Ranucci ha postato una nota in cui si paragona ad Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, cioè a quattro “padri della patria” uccisi da terroristi e mafiosi: “La storia italiana – aggiunge il conduttore di Report – non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza...”.
È chiaro che siamo di fronte a un delirio da qualsiasi verso lo si voglia prendere, anche da quello che nessuno ha mai pensato di uccidere Ranucci (la bomba era dimostrativa) tantomeno la mafia o le Brigate Rosse (l’ha messa un suo caro amico, Lavitola, per fargli un piacere). Basta questo per arrivare alla triste conclusione che Ranucci non è più in grado di condurre una trasmissione Rai (quindi pagata da tutti noi) per conclamata mitomania. Si riposi, si curi e la smetta di fare la vittima e faccia l’unica cosa sensata: un passo indietro. Moro, Mattarella, Falcone e Borsellino mai avrebbero messo la propria vita nelle mani di uno come Lavitola.




