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Sigfrido Ranucci, l'ultimo piagnisteo: "Chi uccide l'Italia"

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mercoledì 12 agosto 2026
Sigfrido Ranucci, l'ultimo piagnisteo: "Chi uccide l'Italia"

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"Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza". Lo ha scritto Sigfrido Ranucci su Facebook in un post dal titolo "La voce che spaventa". "Muoiono tutti nello stesso modo - ha proseguito -, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto un attimo prima degli altri il disegno di cui erano parte, e per aver tentato, con l'ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta". 

Intanto è iniziato nel carcere di Rebibbia l'interrogatorio di garanzia per Valter Lavitola arrestato con l'accusa di essere il mandante dell'attentato nell'ottobre scorso davanti all'abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Lavitola, al quale viene contestato anche il metodo mafioso, è recluso in carcere da lunedì dopo che i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Iole Moricca a seguito della richiesta avanzata dalla procura di Roma. Arrivando in carcere l'avvocato Sergio Cola, difensore dell'ex editore e impreditore, si è limitato a dire che dovrà prima parlare col suo assistito per decidere se rispondere o meno alle domande del gip. 

"Ho finito di leggere l'ordinanza - ha detto il penalista - per ora le valutazioni le tengo per me. Successivamente dirò quali sono state e qual è stata poi la scelta del mio assistito". L'inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, seguita ora dal pm della Dda Edoardo De Santis, ha già portato a fine giugno all'esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell'attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Destinatario della misura emessa dal gip è anche Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola, che attualmente si troverebbe in Africa. Nei suoi confronti i pm capitolini avvieranno l'iter per l'estradizione.

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