Ranucci litiga con tutti ma (almeno ufficialmente) a sinistra bisogna stare con Sigfrido anche se i distinguo sono sempre di più. A irrompere, ieri, sia pure con un titolo agrodolce tra il sinestetico e il no-sense, il fondo di Annalisa Cuzzocrea su Repubblica che ha spiegazzato eccome il santino del divo Sigfrido. «A questo punto però bisogna chiedersi: come si difende Report? (...) Certo non è un modo accettabile, né efficace, l’idea di Ranucci di paragonarsi a Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, adesso perfino Giulio Regeni» scrive la giornalista. «Gli attacchi della politica e dei suoi bastonatori sono stati scomposti e violenti. Gli errori, però, sono stati molti, a partire dal primo: fidarsi di un faccendiere come Valter Lavitola fino a considerarlo il proprio migliore amico. Sostenere che per un’inchiesta si andrebbe a cena con Totò Riina. Fare confusione con la propria vita e il programma che si conduce, come se non potesse esistere al di fuori di sé» ha scritto ancora Cuzzocrea. Per concludere che «ci sono errori deontologici nei ragionamenti di Ranucci e ci sono eccessi di vanità nei suoi racconti. Ci sono parole ingiustificabili riferite ad alcune presunte relazioni intime con stagiste di Report che Ranucci stesso rivela nel libro La scelta. Romanzando, dice ora. Senza rendersi conto del dislivello di potere».
Un J’accuse a tutti gli effetti quello che parte dell’editorialista di Repubblica tanto che comporta la rappresaglia immediata dell’ex conduttore, ora crociato della sua idea di libertà, proprio contro il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, colpevole di avergli attribuito la paternità della o delle visite della neoconduttrice Giulia Presutti al ristorante di Valter Lavitola. No, no - precisa Sigfrido - ci è andata per conto suo... Da leggere alla voce “gettare ombre” o con il francesismo comparso nelle intercettazioni di Sigfrido con una voce amica: “smerdare... perché ti vogliono ammazzare”. Tutto questo rincorrersi di carezze e ruffianerie, tra cui quella solenne di Beppe Giulietti, padre nobile di Articolo 21, dalla parte di Sigfrido, che ringrazia sarcasticamente «i giornali della destra» colpevoli di aver caldeggiato e poi esultato per «l’odiosa rimozione di Ranucci». Peccato che nessuno abbia smentito la vicinanza dello stesso Giulietti a Giulia Presutti. Altro esempio di cerchiobottismo.
Tutto ciò nelle ore in cui è stato ufficializzato l’approdo della vicenda Ranucci-Report (su istanza dei consiglieri di sinistra) nel cda Rai del 17 settembre prossimo. Prima, però, c’è una data più prossima sulla quale concentrare l’attenzione: mercoledì 2 settembre, giorno in cui la riottosa redazione di Report (ovvero la maggioranza ranucciana) incontrerà il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini. Un passaggio che avverrà distintamente dal resto della redazione. Giusto per sottolineare ancora una volta la giustezza dei retroscena usciti sul tema nelle ultime settimane. Ricostruzioni su confronti, scontri e fazioni interne al ventre di Report da cui, nel weekend, si sono levate le voci - distinte - di due portavoci autorevoli. Il sinistro sinistro Giorgio Mottola che, parlando ieri col Corriere della Sera è tornato a prendere le distanze da Lavitola & Co.
rimproverando all’ex conduttore di non aver fatto lo stesso alla notizia delle indagini su di lui. «È stato un fesso» ha detto l’inviato di punta che ha poi rivendicato anche il tentativo (con la famosa lettera fatta rimangiare ai redattori di un adirato Ranucci) di individuare insieme, azienda e redazione, una terza via post Sigfrido. Linea ovviamente smentita da un’altra intervista alla pasionaria ranucciana e vegana, Giulia Innocenzi che, in un’intervista a FanPage chiede chiaro e tondo «un passo indietro» a Presutti e Piervincenzi. Minacciando la Rai di una secessione di massa. Tutti (o quasi) in nome di Sigfrido.
Alle accuse di “pressioni” avanzate dall’ormai ex conduttore e dei suoi fedelissimi ha poi risposto il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Io ho detto tenetelo Ranucci perché qualunque inchiesta di Report adesso tutti capiranno che è una bufala, che Dio ce lo conservi».




