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Occhio, arriva tele-toghe

di Fabio Rubinidomenica 30 agosto 2026
Occhio, arriva tele-toghe

2' di lettura

Ormai Sigfrido Ranucci è come quei politici che pur avendo perso il “tocco”, s’incaponiscono nel portare avanti la loro visione, non rendendosi conto che così facendo peggiorano la situazione. L’ex conduttore di Report si è paragonato a Falcone e Borsellino; ha detto che Report è come il Giubileo per il Papa e in ultimo ha affermato che gli vogliono far fare la fine di Giulio Regeni. Mosse disperate di un giornalista che si sentiva intoccabile e che invece è stato scaricato nell’ordine: da metà della sua redazione; dalla mentore Milena Gabanelli («lunga vita a Report», il suo unico commento); e in ultimo da quasi tutta la politica progressista, che pure lo ha usato come strumento di propaganda per colpire l’avversario.

Dai leader del Campo largo sono arrivati poco più che messaggi di circostanza. E il suo accantonamento viene usato solo per dare battaglia alla maggioranza di governo. Ieri sera in una lettera inviata alla Rai, i legali di Ranucci Roberto De Vita e Stefano Rossi hanno espresso «formale contestazione della decisione datoriale» di avviare una riorganizzazione editoriale di Report «e di ogni effetto dalla stessa derivante, della quale si contesta integralmente la legittimità, con espressa riserva di ogni azione, anche cautelare e d’urgenza, diretta a ottenerne la cessazione degli effetti e il ripristino della situazione antecedente, nonché il risarcimento di tutti i danni». «Nel contestare la decisione - si legge nella lettera - e posto pa»). Lo fartà presentando presso il tribunale di Roma un’istanza di reintegro. Il conduttore, però, potrebbe avere scarse speranze di successo. Una causa di quel genere dura in media un paio d’anni e lui per quell’epoca sarà in pensione.

Così ecco la seconda mossa: far tenere alta l’attenzione su di lui per convincere il campo largo ad “usarlo” in chiave elettorale (ieri sera a domanda ha risposto: «Non escludo nulla»). Come? Con una bella candidatura al Parlamento. In prima fila ci sarebbe già Avs. Ranucci potrà essere presentato agli elettori come la vittima del “regime” di Giorgia Meloni. Un partigiano del terzo millennio. L’unica cosa che potrebbe inceppare questo piano è proprio l’ego dell’ex conduttore. Ieri sui suoi social è tornato a lagnarsi: «Il paradosso: nonostante non sia più, per la Rai, il conduttore di Report, oggi (ieri, ndr) ricevo il 48mo Premio Nazionale Garitta, quale miglior conduttore televisivo, grazie a un sondaggio nazionale su un campione di 3.000 soggetti». Da sinistra han parlato solo i comprimari, da Rifondazione Comunista a quel che resta del Psi. La litania è la stessa: «Nuovo editto bulgaro»; «addio giornalismo d’inchiesta»; «ha vinto Telemeloni». Dall’area di governo, invece, sono continuati i cannoneggiamenti. Il senatore azzurro Maurizio Gasparri ha spiegato che «quella di rimuovere Ranucci era una decisione inevitabile». Lapidario il ministro dei Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani: «Ranucci è irritato? Si aspettava una medaglia?».