Altro che sussurri e voci negli ariosi corridoi Rai di via Teulada. A Report, si sa, piace sbattere tutta la verità davanti agli occhi dei telespettatori. E cosa, più del “Ranuccigate”, è ora alla pubblica attenzione? Caso di Stato, forse. Sicuramente è un caso intricato per la tv di Stato. I cui contorni oscuri, tra oblique bombette dimostrative e pagine di «un libro schifoso» – quello di Ranucci – divenuto alla stregua ormai di un romanzo popolare postmoderno, che da soli hanno fatto il resto. Si badi bene, però: il copyright sulla definizione non lusinghiera del romanzo-verità firmato da Sigfrido non è farina del sacco di Libero ma di Alberto Nerazzini, già autore e inviato storico di Report che alla manifestazione Dig Festival, da lui stesso diretto a Modena, domenica scorsa, aveva sul palco il collega e primo inviato del programma di Rai3, Giorgio Mottola. In platea un’altra firma storica di Re port, Giovanna Boursier, inviata di punta fin dagli anni di Milena Gabanelli.
Una “piazzata” ben presto finita a favore di rete, scoperta e rilanciata ieri dai canali social della trasmissione di Rai3 Filorosso che ha puntato l’obiettivo proprio sulle rabbiose domande della Boursier. La giornalista in poche ficcanti frasi ha squadernato dettagliatamente il clima interno alla redazione e la gestione di alcune vicende pruriginose. In particolare nel mirino è finito Giorgio Mottola al quale Boursier ha contestato soprattutto il fatto che determinate circostanze non siano state affrontate affatto. Il riferimento è alle presunte vicende para-sentimentali che Ranucci racconta nel suo romanzo autobiografico. «Non vi siete accorti che Ranucci andava a letto con le fonti e portava in redazione donne del suo entourage sentimentale? Ci voleva Lavitola?».
Giorgio Mottola, rispondendo alla domanda della collega, ha ricordato che in passato ci fu anche un esposto anonimo contro Ranucci e che le collaboratrici ascoltate durante l’audit interno non hanno confermato le accuse contenute nel documento. Risposta che non ha soddisfatto l’indignatissima Boursier, la quale ha sottolineato la posizione di palese inferiorità delle donne interrogate «preoccupate certamente di mantenere il proprio lavoro».
Il carico da undici contro “La scelta” di Ranucci è arrivato poi dall’altro ex di Report, Nerazzini, fuori dalla trasmissione dal 2018 proprio per contrasti col conduttore. Che domenica scorsa, dal suo palco, non ha esitato a definire «schifoso» il romanzo dell’ex capo. «Questo è un Paese dove un libro può vendere circa centomila copie e non essere letto da nessuno per due anni...», ha concluso il giornalista, mettendo ulteriormente in ridicolo la credibilità di Ranucci da mesi in tournée nei teatri italiani a raccontare lui le sue pagine. L’ex conduttore, da parte sua, ha poi avuto modo, già da domenica, di rispondere alle accuse. Ha negato di aver censurato le inchieste di Nerazzini e contestato le ricostruzioni di Mottola, contestandogli persino i 330mila euro annui fatturati. Trasformando così, definitivamente, la casa di cristallo del giornalismo di inchiesta Rai in una sorta di Natale in casa Cupiello senza la geniale ironia del grande Eduardo.




