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Bonelli e Fratoianni hanno un nuovo nemico: il brasiliano Neymar

di Francesco Storacegiovedì 8 ottobre 2026
Bonelli e Fratoianni hanno un nuovo nemico: il brasiliano Neymar

3' di lettura

Come infilare la pelota nella propria porta. Avs tenta di fare confusione - in Italia - sulle elezioni in Brasile e confonde i campioni del calcio cresciuti da quelle parti.
Di più, rifila agli elettori - italiani - una vecchia frase di un giocatore praticamente sconosciuto che prende di petto quello più noto. Il risultato è il solito sbadiglio in salsa rossa. Manco a dirlo, lo scandalo si chiama Bolsonaro, il figlio stavolta. La sua fuga verso la vittoria al ballottaggio - se il risultato gli darà ragione - fa impazzire la sinistra delle nostre parti, ancora accecata dall’ottuagenario Lula. Ma la gaffe resta: «Mi fa male vedere calciatori brasiliani come Neymar che appoggiano i fascisti come Bolsonaro. Noi veniamo dal basso e stiamo dalla parte del popolo. Come possiamo stare dall’altra parte?». Questa è la frase pubblicata sui social da Avs che cita l’autore, Juninho Pernambucano, che prende di petto proprio Neymar. Le parole sono però del 2022 e si riferivano al padre dell’attuale esponente conservatore, Jair, ma tutto fa brodo per la grancassa comunista.

È evidente che non meniamo scandalo perché un partito italiano prende posizione sulla politica estera, ma trasformare le elezioni brasiliane in materiale di campagna interna, con un ex calciatore e un attacco a Neymar, è una scelta molto patetica. L’atleta citato da Avs critica i calciatori brasiliani che sostengono Bolsonaro, lo definisce fascista e contrappone un «noi veniamo dal basso» a chi starebbe «dall’altra parte». La colpa di Neymar? Aver espresso pubblicamente sostegno a Bolsonaro in passato, come hanno fatto altri atleti e personaggi pubblici brasiliani. Chiamare Bolsonaro «fascista», è una qualificazione politica usata dalla sinistra brasiliana e internazionale; non è una categoria neutra né condivisa da chi lo ha votato. Bolsonaro è un conservatore di destra, con le sue posizioni su ordine pubblico e istituzioni, ma il termine «fascista» è usato in senso polemico più che descrittivo.

Del resto la sinistra italiana e europea non è nuova ad una tradizione di intervento simbolico nei fatti altrui, a partire dall’America Latina. Ma appare raro, e più discutibile, usare un calciatore straniero - peraltro poco noto al nostro pubblico - come figura di un manifesto elettorale italiano per polarizzare sull’elezione di un altro Paese. Ed è così che si riduce un tema complesso a un derby di tifoserie per parlare soprattutto all’elettorato già convinto, non al pubblico brasiliano. Ed emerge con tutta evidenza che il format da scontro calcistico su Bolsonaro - una specie di derby - con Neymar nel ruolo del nemico di parte, è propaganda di nicchia, non un dibattito sulle elezioni brasiliane.

In Italia Juninho Pernambucano non è un nome di massa. Non ha mai giocato in Serie A. La sua carriera europea è legata soprattutto al Lione, dove tra il 2001 e il 2009 è stato uno dei simboli dei sette campionati consecutivi e un tiratore di punizioni molto seguito dagli appassionati. Chi guardava la Ligue 1 o i video dei calci piazzati lo conosce; il pubblico generale italiano molto meno. Non è paragonabile, come notorietà, a brasiliani passati dal campionato italiano o diventati star globali proprio come Neymar, Ronaldo, Kaká o Ronaldinho. Nel manifesto di Avs non compare perché sia un volto familiare agli elettori italiani, ma proprio perché la frase contro Neymar e Bolsonaro è utile al messaggio politico.

Autogol di Fratoianni e compagnia, dunque: se l’obiettivo era parlare al pubblico largo. Juninho Pernambucano non è un volto riconoscibile in Italia. Chi non ha seguito il calcio francese degli anni Duemila difficilmente sa chi sia, e ancora meno collega il suo nome a un’autorità sul tema. Mettere la sua faccia e una sua frase in un manifesto italiano significa quindi rivolgersi quasi solo a chi è già dentro il discorso: militanti, lettori di certa stampa di sinistra, tifosi molto informati. Per tutti gli altri il messaggio arriva senza un testimonial noto, e il bersaglio - Neymar - è infinitamente più famoso di chi lo critica.