Pavia, 14 mag. (Adnkronos) - "Bisognerà lavorare più di intelligence che con le scorte". Lo dice all'Adnkronos il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, in merito alle misure da prendere per scongiurare un'escalation di attacchi terroristici. Quanto all'utilizzo dell'Esercito per difendere obiettivi sensibili, il ministro, in visita oggi a Pavia, ha precisato che non "saranno usati militari in più" ma sarà fatta una "razionalizzazione delle risorse". Quanto poi all'individuazione delle persone e dei luoghi da sottoporre a tutela "le prefetture - ha riferito Cancellieri - sono già al lavoro per fare uno screening e individuare gli obiettivi sensibili". Sul rischio escalation dopo l'agguato all'ad di Ansaldo Nucleare interviene anche il vicepresidente del Csm Michele Vietti. "Se qualcuno scommette sulla debolezza dello Stato ha fatto una scommesa perdente", ha detto Vietti. A margine della presentazione del suo libro 'La fatica dei giusti. Come la giustizia può funzionare' nell'ambito del Salone del Libro, Vietti ha osservato che "c'è un rischio di tensioni sociali, ma il paese, le sue istituzioni sono ferme e salde e quindi perfettamente in grado di dare una risposta in termini di ordine e sicurezza". Il segretario generale della Cgil Susanna Camusso osserva da parte sua come "il ministro Cancellieri abbia percorso una strada che abbiamo già visto nelle occasioni in cui si è decisa una particolare mobilitazione. Capisco la preoccupazione, credo però che la vera necessità sia quella che il paese ricostruisca una sua capacità di intelligence, di indagine rispetto a un fenomeno che, pensando che in qualche modo fosse in esaurimento, non è stato al centro dell'attenzione". Più in generale, sottolinea Camusso, "le tensioni sociali sono figlie della difficoltà economica, del lavoro che non c'è, di una redistribuzione del reddito, ma il terrorismo non è figlio del disagio sociale e credo che su questo non ci possa essere nessun equivoco. Disagio sociale e terrorismo non vanno confusi: il terrorismo strumentalizza il disagio sociale, ma non è una risposta né gli si può dare questa giustificazione".




