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Berlusconi: "Elezione diretta capo dello Stato su modello francese"

Conferenza stampa a Palazzo Madama
domenica 27 maggio 2012
Berlusconi: "Elezione diretta capo dello Stato su modello francese"

3' di lettura

Roma, 25 mag. (Adnkronos/Ign) - I cittadini devono poter eleggere direttamente il presidente della Repubblica sul modello francese, con il doppio turno. E' questa la proposta di riforma costituzionale lanciata da Silvio Berlusconi e dal segretario del Pdl Angelino Alfano nella conferenza stampa al Senato. Una riforma abbinata alle primarie da realizzare entro la fine della legislatura. Una proposta su cui il Pd si pronuncia negativamente. LA PROPOSTA PDL. Durante la discussione delle riforme, che sta avvenendo con "una buona ragionevolezza dell'altra parte, è incominciato a venire il desiderio - spiega Berlusconi- di approfondire quello che da trent'anni si è portato sui tavoli tutte le volte che si è trattato di parlare della riforma della Costituzione e cioè la possibilità che siano i cittadini stessi a decidere con il voto direttamente il capo dello Stato". "Qualche giorno fa si è votato in Francia, si è votato in Grecia e ci siamo domandati: vogliamo continuare ad essere nella situazione di Atene, praticamente ingovernabile, o nella situazione di Parigi, in cui in pochi giorni i cittadini che hanno eletto un presidente lo hanno visto formare un nuovo governo, recarsi in Europa per discutere con l'Unione europea e con la signora Merkel dei problemi attuali; lo hanno visto andare a rappresentare la Francia nel G8 con il più importante presidente del mondo, Barack Obama? Oppure vogliamo essere piuttosto Atene -prosegue l'ex premier- che è in una situazione di assoluta ingovernabilità e che deve far ritornare i suoi cittadini al voto?" "La risposta è ovvia. Ci siamo detti, perché non profittare di queste tre fortunate coincidenze; la prossimità della fine della legislatura; la scadenza del mandato di un eccellente Presidente della Repubblica; il fatto che l'Aula del Senato comincerà a discutere della riforma della Costituzione, per poter arrivare prima della fine della legislatura ad un cambiamento della Costituzione con questa innovazione", dice Berlusconi sottolineando che la proposta sarà presentata in aula al Senato "la prossima settimana". E il Pdl? "Saldo e compatto. Non si scioglie" secondo Berlusconi che aggiunge: "io stesso resterò in campo come presidente del partito". E via alla menzione dei sondaggi che quotano il partito "sopra il 20%" e l'ultimo, di ieri, lo accredita del 23,6%, dice. Quanto alla possibilità di sciogliere il Pdl in vista di una federazione con altri soggetti moderati, ragiona ad alta voce: "Francamente non mi pare che le cose vadano in questa direzione, perché c'è molto amore nell'area dei moderati e riformatori per la propria storia e identità del partito. Ma se da parte di altri ci fosse una posizione in tal senso, ci adegueremmo. Magari si potesse fare...". Alla domanda su cosa ha intenzione di fare per quanto riguarda la successione a Giorgio Napolitano, l'ex premier risponde: "Farò quello che mi chiede il Pdl" aggiungendo di essere "ancora qui perché eletto da milioni di italiani, ho questo senso di responsabilità". La domanda dei cronisti nasce dal lapsus sfuggito ad Alfano che rivolgendosi al Cavaliere vicino, dice: "Come dice il presidente della Repubblica... voglio dire il presidente Berlusconi". Correzione fatta, Alfano spiega, riguardo alla proposta di riforma "che presidenzialismo e federalismo possono andare di pari passo". Convinto che "dobbiamo fondare la Terza Repubblica" il segretario Pdl propone "la più grande modernizzazione del sistema istituzionale italiano". Poi annuncia anche la proposta di una "grande alleanza" con i "moderati e i riformatori alternativi alla sinistra". In questo quadro, il Pdl è favorevole alle "primarie aperte per la premiership del 2013" nonché alle primarie per il programma. "Non fermeremo le riforme istituzionali al Senato", dice ancora ma "chiederemo risposte in aula sulla nostra proposta di presidenzialismo". Alla proposta Berlusconi-Alfano di presidenzialismo alla francese replica il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Noi abbiamo un'altra idea sul modello costituzionale, ma francamente non vediamo le condizioni, né politiche né di tempi, per affrontare credibilmente nei prossimi mesi, da qui alla fine della legislatura, un tema di questo genere". "Non riteniamo un tabù, una bestemmia - aggiunge Bersani lasciando una conferenza sulla scuola 'digitalizzata' - discutere di questa cosa", "purché - puntualizza - non sia un pretesto per non fare niente di niente, compresa la riforma elettorale". "Tempo scaduto" è invece sato il commento di Roberto Maroni che sulla sua bacheca Facebook scrive: "La Lega è sempre stata pronta a discutere di riforme, ma ogni caso per noi è indispensabile che assieme al resto ci siano anche il Senato federale e il dimezzamento del numero dei parlamentari".