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Forza Italia, Silvio Berlusconi teme la rivolta nel partito

di Andrea Tempestinidomenica 25 maggio 2014
Forza Italia, Silvio Berlusconi teme la rivolta nel partito

2' di lettura

Un giorno cruciale, per Silvio Berlusconi: queste elezioni Europee, per lui, sono forse le più importanti di sempre. In ballo c'è tanto, quasi tutto, a partire dal futuro di Forza Italia. Rinchiuso ad Arcore, il Cavaliere guarda in alto: "Prego". L'ex premier attende con ansia i risultati. Se fossero negativi, molto negativi, dunque inferiori (e magari non di poco) al 20% nel partito potrebbe scattare la rivolta dei colonnelli, dei big di vecchia data, contrari alla nuova gestione, ai Toti e alle Marie Rosarie Rossi. Primo dei riottosi, Raffaele Fico, curiosamente capolista proprio come il suo primo "rivale", Giovanni Toti. Le speranze - Berlusconi però spera che Forza Italia a queste elezioni tenga: 20% dunque, magari qualcosa in più, come se l'addio di Angelino Alfano non ci fosse stato. Se fosse forte di queste cifre, il Cav sarebbe pronto a rimettere insieme la coalizione, da Nuovo Centrodestra alla Lega Nord. "Spero e prego", ripete Silvio. Già, perché queste Europee daranno un verdetto non solo su Forza Italia, ma anche su chi si oppone a Matteo Renzi: si capirà se azzurri, Lega, Ncd e Fdi-An potrebbero competere con la sinistra e i grillini. Le condizioni - In ballo, insomma, c'è anche la sopravvivenza del fronte dei moderati. Servono i numeri, così come serve la voglia di allearsi tra i partiti, e di superare gli attriti personali (si pensi a quelli tra Berlusconi ed Alfano). C'è poi un terzo fattore necessario per ricompattare il fronte: il sistema elettorale, che deve rendere convenietnte l'alleanza. L'Italicum andrebbe bene: il premio di maggioranza alla coalizione che supera il 37% ben si sposerebbe con una eventuale e futuribile alleanza. Ma l'Italicum, ad oggi, è soltanto un progetto, un'idea. Se si votasse ora, l'Italia andrebbe alle urne con il "Consultellum"...