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Distrutto da BerlusconiTravaglio si riscattamassacrando Fini

Matteo Legnani
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Si è seduto e ha attaccato col suo solito ritornello: la rottura col Cav che ha poi duramente pagato. Gloriandosi di aver fermato la riforma della giustizia "sartoriale" che Silvio Berlusconi voleva attuare e di aver frenato altre suo inizitive legislative "ad personam". Il pubblico di Servizio pubblico lo ha applaudito e lui s'è rilassato compiaciuto. Quindici minuti più tardi era terreo e imbarazzato. Distrutto. Per Gianfranco Fini, quella di ieri sera negli studi di La7, non è stata la scampagnata tra facili applausi che lui s'aspettava, intervenendo da Santoro una settimana dopo Silvio Berlusconi. E' successo, infatti, che Marco Travaglio, invelenito dall'impotenza a cui l'aveva ridotto il Cavaliere sette giorni prima, abbia dato il meglio di sè, mettendo nel tritacarne l'ex numero uno di An ed ex delfino di Silvio.  Travaglio contro Fini: guarda il video su LiberoTv   "Vent'anni buttati" - Il titolo dell'editoriale del vicedirettore del Fatto quotidiano era essenzialmente questo: vent'anni buttati. E via con l'elenco di tutte le occasioni in cui Fini avrebbe potuto rompere con Berlusconi per poi fare marcia indietro. Un elelenco che è andato a parare al dicembre 2007, al giorno dopo del famoso0 discorso del predellino con cui il Cav diede origine al Pdl senza interpellare Gianfry. "Berlusconi ha chiuso con me, io Alleanza nazionale non la scioglierò mai e mai avrà i miei voti, indispensabili per vincere" tuonò Gianfranco. Che poi, due soli mesi più tardi, cambiò idea e si accodò. "Capita di sbagliare", si è difeso Fini (già, per sedici anni). "Il mio errore è stato trasformare Berlusconi in un padrone assoluto". "Ostaggio di banchieri e democristiani" - Poi Travaglio è passato al presente: alle alleanze di attuali dell'ex missino Fini, circondato di democristiani (da Casini alla Binetti), quanto di più lontano da una destra moderna laica e liberale, l'idea su cui si reggeva la nascita di Futuro e libertà. E ancora tecnocrati, banchieri, vertici della Fiat. Altro che destra popolare. Ma la stoccata finale è arrivata con un video che Santoro ha mandato in onda subito dopo: nel quale il buon fini (nel 2006, a processo per mafia già in corso) tesseva le lodi di Marcello Dell'Utri, definendolo "un uomo vero". Il povero Gianfranco, al ritorno delle immagini in studio, balbettava che quella frase era pronunciata prima dell'inizio della vicenda processuale di Dell'Utri. Ma Travaglio lo smentiva.   

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