Roma, 17 gen. (Adnkronos) - "La notizia della candidatura di Ingroia in Sicilia, nello stesso territorio nel quale fino a poco tempo fa era procuratore aggiunto, spiega molte cose. Spiega la pantomima del 'passaggio in Guatemala' e spiega anche per quale ragione, pur essendo partito solo a novembre, ha fatto si' che il Csm autorizzasse la sua collocazione in fuori ruolo gia' lo scorso mese di luglio, sfruttando le polemiche determinate dalle intercettazioni delle telefonate del presidente Napolitano". Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato. "La legge, infatti - prosegue - prevede che un magistrato non possa candidarsi nel luogo nel quale nei sei mesi precedenti ha esercitato le funzioni giudiziarie. Per candidarsi in Sicilia senza rovinare l'effetto sorpresa (ammesso che qualcuno si sia sorpreso per il suo ingresso in politica) Ingroia ha dunque escogitato l'intermezzo guatemalteco. C'e' pero' un problema -rimarca il senatore Pdl- e non di poco conto: ancora a settembre il dottor Ingroia ha compiuto atti istruttori di un certo rilievo come l'audizione del presidente Berlusconi, per conto della procura di Palermo e non certo dell'Onu e tantomeno del Guatemala. Ancora a novembre, Ingroia firmava la memoria inviata al gip sulla trattativa Stato-mafia, alla cui redazione avra' presumibilmente partecipato". "Delle due l'una: o Ingroia non puo' candidarsi in Sicilia perche' fino a novembre non era ancora effettivamente fuori ruolo, o se era fuori ruolo non avrebbe potuto compiere atti giudiziari. Il Csm -conclude Quagliarello- ha spesso sollecitato il Parlamento ad approvare norme piu' stringenti sul passaggio tra la toga e la politica. Se fossero rispettate le poche regole che gia' ci sono sarebbe intanto un primo passo".




