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Macchè "rivoluzione"Ingroia le sue listele fa col manuale Cencelli

L'ex pm e i partiti alleati si spartiscono i posti sicuri a Camera e Senato, in barba alle indicazioni delle assemblee territoriali. Così, in Lombardia, il primo lombardo è al nono posto

Matteo Legnani
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  Altro che "rivoluzione". Antonio Ingroia e i suoi alleati gettano la maschera e nel fare le liste si affidano al caro, vecchio manuale cencelli di democristiana memoria: due candidati a me, uno a te, tre a lui e così via, secondo una spartizione da prima repubbliva. Altro che terza. E i candidati indicati dalle assemblee territoriali, dalla società "civile" (che dopo "rivoluzione" è la seconda parte del nome del partito dell'ex pm antimafia) restano in coda, esclusi da qualunque possibilità effettiva di essere eletti. E' quanto accade, ad esempio in Lombardia, dove per trovare il primo candidato "indigeno" bisogna andare fino al non posto in lista. Perchè le forze politiche che sono finite nel "polo" Ingroia si sono spartite i posti che verosimilmente porteranno a casa superando la fatidica soglia del 4% (una ventina circa alla Camera dei deputati) e poi li hanno piazzati qua e là in base alle loro esigenze. La spartizione è presto fatta. Rivoluzione Civile conta di eleggere a Montecitorio 21 persone, più o meno, delle quali 11 indicate dai partiti (Idv, 4; Prc, 3; Pdci, 2; Verdi, 2), 6 da Ingroia e 4 tra De Magistris e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Se lo schieramento raggiunge il 4 per cento, alla Camera in quota Ingroia arriverebbero: Giovanna Marano, ex candidata a governatore della Sicilia per la sinistra; Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace; l'ex grillino Giovanni Favia; Ilaria Cucchi; il figlio di Pio La Torre, Franco; il poliziotto Claudio Giardullo, finito nelle polemiche per la sua contrarietà all'introduzione del reato di tortura e degli indentificativi sulle divise delle forze dell'ordine; Arcangelo Ferri, giornalista di Rai News e capostaff dell'ex pm antimafia. Dovrebbe essere eletto anche Antonello Pirotto della Cisl, l'operaio sardo che mandò a quel paese il leghista Roberto Castelli in diretta tv. Per lui si sarebbe speso particolarmente Sandro Ruotolo, giornalista della squadra di Michele Santoro, anche lui candidato certo per la Camera, oltre che candidato governatore per il polo di Ingroia alle regionali del Lazio. Quanto ai partiti, l'Italia dei Valori dovrebbe rieleggere alla Camera Antonio Di Pietro, Maurizio Zipponi, Fabio Giambrone e forse anche Ivan Rota, Ignazio Messina e Pierfelice Zazzera (questi ultimi tre sono in cosiddetta ‘seconda fascia', eletti cioè se Rivoluzione civile prende più del 4 per cento). Al Senato, se si supera l'8 per cento, arriva la giornalista Sandra Amurri e ritorna Luigi Li Gotti, capolista in Sicilia, altra pietra dello scandalo all'interno del polo di Ingroia per via del suo passato nell'Msi e perché ex legale dei pentiti di mafia da Tommaso Buscetta a Marino Mannoia. Rifondazione dovrebbe portare a Montecitorio il segretario Paolo Ferrero e due esponenti di segreteria: Claudio Grassi (finito nelle polemiche per la sua partecipazione ai funerali dell'ex Br Prospero Gallinari) e Augusto Rocchi (al Senato forse ci arrivano Roberta Fantozzi e Marco Gelmini). I Verdi: alla Camera, Angelo Bonelli e Stefano Leoni del Wwf. Pdci: Oliviero Diliberto viaggia verso un approdo insicuro al Senato; per la Camera ci sono Orazio Licandro e Manuela Palermi.  Proteste si sono levate salla rete e dal "popolo viola".  

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