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Grillo: "Andrò io al Quirinale da Napolitano per le consultazioni"

Giulio Bucchi
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Beppe Grillo incontrerà al Quirinale Giorgio Napolitano in qualità di rappresentante del Movimento 5 Stelle. Sarà il comico, forse in compagnia del suo guru Gianroberto Casaleggio, il referente del presidente della Repubblica durante il complicato giro di consultazioni per capire se in Parlamento si può formare una maggioranza e, nel caso, indicare un eventuale premier. Non è uno scherzo, visto che l'annuncio lo ha dato lo stesso leader morale dei 5 Stelle, non candidato né candidabile e che ha sempre escluso ruoli "esecutivi" o istituzionali. Eppure, Grillo all'indomani del clamoroso trionfo del suo movimento alle elezioni politiche, si è dato in pasto agli "odiati" giornalisti davanti alla propria villa genovese e ha raccolto i frutti del successo. Intanto però tra i grillini c'è panico. Non vogliono Beppe al Colle e allora lo dicono chiaramente. A farlo è un candidato alla Camera, Massimiliano Gambardella che risponde seccamente: "Grillo al Qurinale? E' una battuta. Al Colle ci va il capogruppo".  Secondo voi Grillo come chiamerà Napolitano? Votate il sondaggio su Liberoquotidiano.it "Voteremo legge per legge" - Non solo vezzo, comunque, perché Grillo e i grillini contano tanto, eccome. Primo partito alla Camera per numero di voti, forza non ignorabile al Senato, Napolitano dovrà tenerne conto così come tutti gli altri partiti. Il Pd sta pensando a offerte clamorose (tipo governo insieme), loro ribadiscono il diktat "niente inciuci" ma bisogna capire cosa significherà alla prova dei fatti. "Vedremo quando saremo dentro il  Parlamento, non siamo mica contro il mondo", spiega pacato ai cronisti che lo attendono come l'uomo del giorno. Occhiali da sole, lingua sciolta, Beppe sottolinea che la valutazione sarà "legge per legge, riforma per riforma". "Se vi sono proposte che rientrano nel nostro programma", dunque il Movimento 5 Stelle non avrà difficoltà a votare sì. Anti-sistema, dunque, ma non a priori.  "Dario Fo al Quirinale" - Certo, resta il dettaglio un po' folkloristico di un partito senza un leader in parlamento e senza un candidato premier vero. Anzi sì, sarebbe Dario Fo, citato come tale dallo stesso Grillo tra il serio e il faceto sul palco di Milano, nel grande comizio di 10 giorni fa in Piazza Duomo. E non a caso l'idea di Grillo è quella di portare lo stesso Fo da Napolitano. Idea strana, non irrituale quanto, per la verità, l'idea che a guidare la consultazione dei 5 Stelle sia appunto Grillo, uno che di fatto non ha alcun ruolo uffiale nel Movimento se non quello di "megafono" mediatico. Ma c'è qualcosa in più. Fo salirà al Quirinale non solo come candidato premier ad honorem dei grillini, ma pure candidato futuro presidente della Repubblica. "Io ho una mia idea personalissima - ha spiegato serio Grillo -, Dario Fo è un Nobel, è famoso nel mondo, ha una lucidità fantastica. Abbiamo bisogno di queste menti". A questo punto, perché non pure Adriano Celentano al Quirinale?    

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