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L'ira di Berlusconi:"I pm provano il golpe"

Lo sfogo di Silvio: "Alle toghe rode il voto". L'ex premier non è sorpreso dall'offensiva giudiziaria: "Non gli va giù che io sono ancora determinante"

Andrea Tempestini
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di Salvatore Dama Se lo aspettava. Silvio Berlusconi sapeva che «una certa parte della magistratura non avrebbe accettato l'esito delle elezioni». Il fatto che «io sia ancora determinante nella vita politica di questo Paese brucia a questi signori». Ed ecco «la nuova offensiva giudiziaria». È «un golpe giudiziario», vogliono «sovvertire l'esito elettorale a colpi di inchieste». In un  giorno solo vengono fuori due indagini nuove. Che vanno ad aggiungersi ai tre processi che sono ancora in corso. A Reggio Emilia il Cavaliere risulta indagato per la lettera inviata agli italiani sulla restituzione dell'Imu. Si configurerebbe, secondo la procura, il reato di voto di scambio. A Napoli, invece, riaffiora il caso De Gregorio. Ex senatore che sostiene di aver ricevuto dei soldi da Berlusconi per destabilizzare il governo Prodi. Correva l'anno 2006.  «Indagini che si reggono sul nulla», si sfoga Silvio. E che servono solo «a minare la mia credibilità», oltretutto in un momento dedicato, mentre è in atto una difficile mediazione, tra destra e sinistra, per comporre una maggioranza che sostenga il nuovo esecutivo. Con mezzo Partito democratico già in rivolta contro l'ipotesi di un accordo con l'ex presidente del Consiglio.  Oggi Berlusconi parlerà davanti alla Corte d'Appello di Milano, per rendere dichiarazioni spontanee e difendersi dall'accusa di frode fiscale nella compravendita dei diritti tv Mediaset. Accusa che in primo grado è costata al leader del centrodestra quattro anni di carcere. Condanna che è stata, nell'autunno scorso, la molla che ha spinto  Berlusconi a ricandidarsi, proprio quando si era quasi persuaso a lasciare il testimone ad Angelino Alfano.  Sempre oggi è prevista la requisitoria dell'avvocato generale Laura Bertolè Viale che, a quanto pare, dovrebbe chiedere la conferma della condanna inflitta in primo grado. Non è l'unico processo a carico del Cavaliere, come è noto. Lunedì 4 marzo, ripartirà il dibattimento sul caso Ruby, processo in cui Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile. Infine c'è il cosiddetto caso Unipol. Quello che ruota intorno alla intercettazione Fassino-Consorte («Abbiamo una banca?») pubblicata dal giornale di famiglia quando era ancora coperta da segreto istruttorio. La procura ha chiesto per Silvio un anno di carcere per violazione del segreto d'ufficio. Ripartirà il 7 marzo e andrà presto verso sentenza.  Ora ci sono le due novità di giornata. «L'indagine in corso presso la procura di Napoli è totalmente destituita di ogni fondamento», dichiara l'avvocato dell'ex presidente del Consiglio, Niccolò Ghedini. «Innanzitutto come già più volte accaduto in passato anche in questo caso, se indagine vi dovesse essere, questa sarebbe pacificamente di competenza della procura di Roma». Quindi Ghedini  aggiunge: «Si ricordi che analoga indagine avviata proprio a Napoli nel 2007 è stata poi trasmessa a Roma dove è stata puntualmente archiviata. Analoga sorte per la parte d'indagine rimasta a Napoli. In realtà come già ampiamente acclarato si è trattato di un accordo politico alla luce del sole tra Forza Italia e il senatore De Gregorio. Tale accordo è stato depositato alla Camera dei Deputati e al Senato». Tutto regolare, secondo il deputato-avvocato. Berlusconi «è completamente all'oscuro di altre asserite dazioni di denaro in contanti di cui vi è indicazione in indiscrezioni di stampa. Si tratta comunque di fatti non solo risalenti nel tempo, ma che attengono esclusivamente a dinamiche politiche». Il senatore De Gregorio «aveva scelto di passare al centrodestra per ragioni politiche e non certo per denaro». Ghedini cita le «innumerevoli sue dichiarazioni» in tal senso. E comunque «la decisione di riaprire questa indagine proprio in questo momento così delicato per la vita politica del Paese non può non destare un vivo sconcerto». Adesso Berlusconi, rinfrancato dal risultato elettorale, pensa di portare i suoi fedelissimi in piazza contro la magistratura politicizzata. Il Cavaliere starebbe pensando a piazza San Giovanni, luogo oramai conteso tra sinistra, sindacati, grillini e berluscones.

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