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Il Carroccio resta unitoma volano gli insultiBossi chiede i congressi

Matteo Legnani
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  "Chi dice che va tutto bene è un leccaculo" tuona Umberto Bossi dal palco di Pontida. Mai visto un raduno così. Scaramucce e insulti tra fan del Senatur e fedelissimi di Roberto Maroni. Uno striscione polemico con Bobo col naso di Pinocchio fatto rimuovere. Un altro che invocava 'congresso in Veneto subito' alzato e poi strappato via dalle prime file, per poi rispuntare sul palco dove l'anti-Tosi Giovanni Furlanetto l'ha esposto per qualche secondo irritando Luca Zaia. Proprio il sindaco di Verona, che recentemente ha commissariato Venezia, s'è beccato dei fischi. Dicevamo che mai, nella storia della Lega, sul pratone era palpabile un tale livello di tensione. Neanche due anni fa, all'ultimo raduno, quando Bossi aveva deciso di parlare da solo, senza dare il microfono agli altri colonnelli. Il presidente dei lumbard interviene a metà manifestazione. Prima di Roberto Calderoli. Dei governatori Roberto Cota e Luca Zaia. Di Maroni. Mai era stato previsto così presto, lontano dal gran finale. E lui s'è preso lo stesso la scena, perché "chi dice che va tutto bene è un leccaculo". Critica Tosi senza citarlo perché "il Veneto è tutto commissariato, non c'è più una provincia intatta". Alcuni dirigenti "non si comportano bene, hanno dimenticato che sono stati scelti per attrarre persone" e non il contrario. Per il fondatore c'è un'unica soluzione: "Servono i congressi". Però, tuona Bossi rivolto alle sue truppe, strette in prima fila e circondate dai giovani padani con cui si guardano in cagnesco, "un minimo di rispetto lo dovete avere" e quindi "niente insulti né fischi" si raccomanda Umberto. La contestazione contro Tosi s'era già consumata. "C'è la democrazia da riconquistare, voi della base dovete contare di più". Sul pratone scende il silenzio. "Uno che viene nominato o eletto non può essere padrone del vostro destino", ma "le cose miglioreranno perché chi s'è incazzato ci ha colpito" ammette Bossi. Alla fine del discorso arriva Maroni che gli sorride e lo applaude. I due si abbracciano a favore dei fotografi e parlottano per un po'. Quindi tornano dietro le quinte per lasciare spazio a Calderoli. Bobo parlerà per ultimo, limitandosi a battere sul tasto della macroregione e prendendosela "con i gufi" e i giornalisti. C'è spazio per mostrare i "diamanti di Belsito" che intende destinare alle sezioni. Tra gli altri colonnelli, è stato il leader lombardo Matteo Salvini ad affrontare con più chiarezza la faccenda delle tensioni interne, parlando di "tre scemi che fischiano" e riferendosi a quelli "che scrivono su Facebook". Cioè a Marco Reguzzoni e non solo, che negli ultimi giorni aveva criticato la linea del partito usando i social network. "Dobbiamo stare uniti" urla Salvini. Lo ripetono tutti. Pure il Senatur: "Datevi la mano, non ho fatto la Lega per distruggerla" e così delude chi s'aspettava uno strappo ancora più clamoroso, con l'annuncio di un nuovo partito. Maroni: "Noi non siamo divisi". Nelle prime file, sventola ancora qualche bandiera con l'immagine dell'Umberto. Il servizio d'ordine e i giovani padani le marcano strette. Sul palco, il consigliere regionale Furlanetto è avvolto dallo striscione che invoca il congresso in Veneto. Mai visto un raduno così. di Matteo Pandini

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