Quello del Pdl a Franco Marini è un appoggio convinto, almeno da quanto trapela dalla riunione dei gruppi parlamentari del Pdl che si è conclusa pochi minuti fa. Una soluzione forse di compromesso, ma su cui Silvio Berlusconi ha raccomandato la massima compattezza nel voto di domani: "Votate compatti, non deve mancare nemmeno un voto, così domani pomeriggio posso andare ad Udine per contribuire ad una nuova vittoria", ha detto ai suoi. Poi ai cronisti che gli chiedevano se la sua fosse stata l'ennesima vittoria politica, il Cav ha risposto laconico: "Non c'è nessuna vittoria". Marini è un buon nome - Infatti il rischio che ci possa essere qualche franco tiratore è altissimo, soprattuto nel Pd. Il Cav da par suo prova comunque a serrare le fila, evidenziando le ragioni per cui è necessario votare Marini: "Marini è una persona che conosciamo da tempo, non ha militato nelle nostre file, ma viene dal popolo, lo conosciamo da tanto tempo come segretario della Cisl, sindacato legato alla Dc. Sindacato capace e di buone autonomie. E’ stato presidente del Senato e con lui Schifani ha avuto degli ottimi rapporti". Tutte motivazioni, quindi, con cui il Cav ha cercato di sottolineare la bontà della scelta. Il sì a Marini arriva dopo un no secco a Sergio Mattarella sua cui Bersani aveva puntato inizialmente. "E' stato un passo importante che può aprire a un'esperienza condivisa di governo che affronti i nodi caldi dell'economia". Silvio Berlusconi avrebbe detto ai suoi che il voto su Marini potrebbe aprire il via a un esecutivo di larghe intese. Secondo indiscrezioni Berlusconi avrebbe preferito Giuliano Amato: "Lo conosco da tempo, ha un profilo internazionale alto, ha polso e sa prendere le decisioni importanti", ha ripetuto ai suoi interlocutori. Dopo aver scartato Mattarella considerato non amico anche per i trascorsi sulla questione delle frequenze televisive (si dimise con altri democristiani dal governo Andreotti per non favorire l'assegnazione a Berlusconi).




