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Mediaset, cosa succede se condannano Berlusconi

Silvio Berlusconi

Il governo e Napolitano in pressing su Berlusconi, che studia le prossime mosse e sceglie il silenzio. Le larghe intese, però, fanno bene al centrodestra

Ignazio Stagno
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Il 30 luglio non sarà una passeggiata. Il Cav lo sa. Silvio Berlusconi attende in rigoroso silenzio la decisione della Cassazione sul processo Mediaset. Qualunque cosa accada, condanna, rinvio in appello o slittamento della sentenza a settembre, l'ex premier appare davanti a un bivio. Fare la voce grossa, oppure accettare qualunque decisone delle toghe? Tra via Dell'Umiltà e palazzo Grazioli la tensione comincia a salire. Sulla scrivania dell'ex premier c'è un dossier che è una sorta di "manuale di istruzioni per l'uso" qualora arrivasse la condanna.  Ricatto morale - Il coro unanime è: "Il governo deve andare avanti per il bene del paese e della stabilità dei mercati". Un mantra ripetuto da palazzo Chigi, da Letta, dalle colombe di Pd e Pdl e soprattutto da Giorgio Napolitano. Insomma cominciano ad addensarsi sulla testa di Silvio le nubi del solito ricatto morale: "Se per i tuoi guai giudiziari fai cadere il governo sei un irresponsabile". La minaccia è sempre la stessa, quella che si ripresenta ciclicamente: stai buono altrimenti lo spread torna a salire. Quindi in nome del "Dio spread", il Cav deve accettare il Golgota della Cassazione senza fiatare. Berlusconi comunque ha seguito la "linea Coppi". Un po' come Andreotti, sta in silenzio e tiene bassa la temperatura nel Pdl. Ma i falchi premono per un colpo di teatro. "Silvio lascia tutto, vai anche in galera e col tuo martirio il centrodestra può vincere le elezioni". Questo, in una brutale sintesi, il pensiero dei falchi Pdl. Ma l'ipotesi sembra essere stata scartata. Si resta al governo -  Berlusconi è comunque parte della maggioranza di governo e da navigato uomo delle istituzioni sa bene che sedere al tavolo circolare di palazzo Chigi può essere solo un vantaggio e non una pena. Il Capo dello Stato non ha nessuna intenzione di mandare il governo a gambe all'aria. Quindi il Cav sa bene che se dovesse mollare la presa scoppierebbe un caos momentaneo in Parlamento, che potrebbe essere prontamente risolto dal Colle. Magari con un'altra maggioranza. Uno scenario da sciagura per l'ex premier. Così se il Cav dovesse essere condannato il governo potrebbe subire un rimpasto consistente. Re Giorgio potrebbe spingersi anche verso un Letta-bis con un mattarellum nuovo di zecca e con una maggioranza che si occupi di cambiare la legge elettorale. In tutto questo il Cav resterebbe saldamente al suo posto al Senato. La sua interdizione dovrebbe passare per la Giunta delle immunità di Palazzo Madama. Come nel caso Previti prima che il Cav venga costretto a lasciare la poltrona potrebbero passare altri 14 mesi. Quindi la strategia di restare, seppur interdetto, al governo regge e anche bene. Arginate le fronde dei falchi, Berlusconi ha un altro punto a suo favore: Mediaset. Capitolo Mediaset -  L'esperienza delle larghe intese fa guadagnare punti nei sondaggi al Pdl, ma fa guadagnare anche punti in borsa al Biscione. In questo mese di luglio per la prima volta da 22 mesi è arrivato il primo segno “più” quasi due anni di segno "meno". È anche un effetto “della stabilità politica che rassicura gli investitori”. Le strategie del gruppo per il secondo semestre proprio sulla pubblicità per cui è previsto un big business a settembre sconsigliano manovre destabilizzanti. Così l'obiettivo è uno solo resistere alla furias giudiziaria e pensare al futuro con il ritorno a settembre di Forza Italia. L'idea è di costruire una nuova coalizione, attorno a Forza Italia, per arrivare alle europee del 2014, col Cav nel ruolo di leader nell'ombra. Ieri è arrivato l'annuncio su facebook: "A settembre torna Forza Italia, i protagonisti saranno i giovani". Col Cav a fare da padre nobile. Silvio è sempre in campagna elettorale, con buona pace dei giudici che lo vorrebbero fare fuori dai giochi.  (I.S.)

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