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Destra, la Meloni sogna la Le Pen: "Basta coi moderati e i buonisti"

La leader di Fratelli d'Italia: "Sull'immigrazione i partiti dicono troppe bugie. E Bruxelles non può imporci le leggi"

Giulio Bucchi
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Marine Le Pen trascina il «suo» Front National sopra l'Ump, la destra «tradizionale» francese. E rischia, così, di cambiare la faccia dell'Europa, terremotarne l'equilibrio politico, imponendo una decisa svolta a destra. Per molti osservatori la Marine Le Pen italiana potrebbe essere lei, Giorgia Meloni. Distaccatasi per tempo dal Pdl, fondatrice di Fratelli d'Italia, preferisce scherzarci su: «Magari! Mannò...». Salvo poi snocciolare, una ad una, similitudini e differenze tra la destra francese e quella italiana che vorrebbe. Scoprendo che le prime sono molto più delle seconde.  Il Front National è stimato a quota 25%, un quarto degli elettori francesi. Cosa la colpisce?  «La cifra, evidentemente. La si raggiunge soltanto convincendo elettori che, fino ad oggi, si erano rivolti altrove. Il Fn ha il consenso di uomini e donne che fino a qualche tempo fa non l'avrebbero mai votato. Ha convinto».  Marine Le Pen ha svecchiato la sua formazione e la destra in genere: poco spazio per nostalgici e nazionalisti, ma posizioni forti, decise… «La lezione è che bisogna avere più coraggio, che si può e si deve sfidare il pensiero unico dominante, senza paura. Servono determinazione e chiarezza».  Sta dicendo che voi, prima col Pdl, oggi con Fdi, non siete stati sufficientemente chiari? «Io penso che, come diceva qualcuno, in questo tempo “non possiamo permetterci il lusso di essere moderati”. La gente è arrabbiata, altroché. Dobbiamo sì sintetizzare tutte le identità, ma dire no alla melassa e al conformismo. Perché non è con la melassa delle “larghe intese” che si risolvono i problemi della gente. E bisogna dire la verità».  In che senso, scusi: dite bugie? «No, ma i partiti politici in genere, tranne il mio, preferiscono tacere alcune verità, perché spesso la verità fa male e certo non aiuta a prendere voti».  Madame Le Pen ha raccontato un po' di verità, le sue. Tipo che l'Europa ucciderà la Francia, che l'euro è il male assoluto... «Ci sono cose nel suo programma che non sottoscriverei mai».  Vogliono portare la Francia fuori dall'Europa, lei che ne dice?   «Secondo me non esiste, l'Italia non può. La risposta ai limiti dell'Europa non può essere meno Europa, ma più Europa. A noi serve un'Europa forte della buona politica e dei popoli che contrasti l'Europa della finanza, delle banche, dei poteri forti invisibili».  Tolta di mezzo la contrapposizione all'Europa, la destra italiana ha un argomento in meno....  «Guardi che l'Europa è un tema che va affrontato, anche se non in quel modo».  E come, invece? «Bisogna rivendicare il primato del diritto nazionale su quello europeo. Perché non ne possiamo più di essere guardati dall'alto in basso dall'Europa, quando ogni anno diamo 4 miliardi in più di quelli che ci tornano. In Europa non abbiamo tutti gli stessi diritti e non si capisce perché, per esempio, i tedeschi fanno gli europeisti, poi hanno la clausola di salvaguardia: se il 10% dei parlamentari è contrario ad una norma europea,  le bloccano...».  In Italia, invece, riceviamo il fax da Bruxelles e, al massimo, ratifichiamo. Si può fare qualcosa?  «Fdi aveva chiesto, nel dibattito per la riforma della Costituzione, che vi si inserisse una clausola simile a quella tedesca». E uno. Altri punti di vicinanza con la destra francese? «Sull'immigrazione, per esempio, l'Europa sta sbagliando tutto. Al di là della passerella fatta a Lampedusa da José Manuel Barroso, le istituzioni europee si stanno comportando come se quello dell'immigrazione fosse davvero solo un nostro problema. Intanto in Spagna sparano al confine, in Francia chiudono le frontiere, in Austria pure...».  Ma la destra italiana discute da almeno un ventennio di immigrazione: la Bossi-Fini, per esempio...   «Sono temi che non si affrontano col folclore. In Italia si oscilla pericolosamente tra buonismo e razzismo biologico...». Che fanno entrambi danno.  «Come la demagogia pericolosa che vedo in questi giorni. Di fronte alla tragedia di Lampedusa, al dramma di disperati che si consegnano ad assassini perché pensano di trovare una vita migliore in Italia, non si può rispondere dicendo Allora cambiamo la Bossi-Fini e apriamo le frontiere». E come si risponde, scusi? «Con la verità. Dicendo che l'Italia oggi non è in grado di garantire a chi arriva la “vita migliore” che si aspettano. Che i clandestini finiranno nella rete della criminalità organizzata o a fare i lavavetri... Bisogna avere coraggio di dirlo e di investire sulla cooperazione e sugli accordi con i paesi di origine».  E tenere la Bossi-Fini.  «Smettiamola con le ipocrisie e parliamo di dati. Quando c'era il centrodestra al governo ci sono stati meno sbarchi e meno vite perdute». Il Front National è «patriottico», Fdi pure.  «Il tema del patriottismo, specie quello economico, è di stringente attualità anche da noi. Telecom, Alitalia, Finmeccanica... Abbiamo avuto una politica che, in nome del mercato, ha portato l'Italia a rinunciare ai suoi asset strategici. Ci rendiamo conto che Telecom è finita agli spagnoli che stanno peggio di noi e che magari hanno preso i soldi per l'operazione dal fondo Salvastati che noi abbiamo alimentato? E il premier Enrico Letta non è riuscito a dire altro che “è il mercato” che decide».  Un'altra “verità” che vuole dire? «Sì, che non è possibile che ci sia chi in Italia, oggi, ha una pensione da 10 mila euro al mese per la quale non ha versato i contributi. Questo alimenta lo scontro tra generazioni, tra gli iper garantiti e i non garantiti. Bisogna abbattere la caste, siano esse fisiche o culturali».  Fdi può diventare il «nostro» Front National? «La nostra sfida è costruire un nostro modello, non scimmiottarne un altro. Con Officina Italia stiamo prendendo il meglio di culture politiche diverse, cercando di sintentizzarle. Lavoriamo partendo dai contenuti, consci che serve coraggio. Potrebbe nascerne una esperienza unica. E chissà...». di Paolo Emilio Russo

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