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Berlusconi, Anm: "Incandidabilità dei condannati è questione etica"

domenica 27 ottobre 2013
Berlusconi, Anm: "Incandidabilità dei condannati è questione etica"

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Roma, 26 ott. (Adnkronos/Ign) - L'incandidabilità di un condannato a una pena superiore a due anni "è una questione etica" e "il fatto che ci sia voluta una legge per stabilire un principio etico la dice lunga sulla debolezza della politica". Lo dice il segretario dell'Associazione nazionale magistrati, Maurizio Carbone intervenendo al congresso nazionale. "Ora ci sono dubbi sull'applicazione della legge", aggiunge Carbone, senza però fare esplicito riferimento al caso di Silvio Berlusconi. "A stabilire il principio dell'incandidabilità - osserva ancora il segretario dell'Anm - dovrebbero essere i partiti nei propri codici etici. La politica da sola dovrebbe decidere sui criteri di eleggibilità". "È la debolezza della politica che costringe la magistratura a intervenire come per il caso Ilva o per i temi bioetici, per supplire a inefficienze o omissioni di altri poteri dello Stato - sottolinea ancora Carbone - E invece di riconoscere il doveroso intervento dei magistrati, la politica li attacca e li accusa di avere invaso il campo". "Non ci divertiamo a fare supplenza, chiediamo alla politica che faccia a pieno il proprio dovere" afferma il segretario dell'Anm. Poco prima, il vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, Michele Vietti, ha lanciato un monito alle toghe, esortando i magistrati a evitare "invasioni di campo" che "portano con sè il rischio di una generalizzata delegittimazione dell'ordine e soprattutto di evanescenza delle responsabilità, all'interno di un vero e proprio cortocircuito istituzionale e politico". "Evitiamo la tentazione di sostituirci alla legge, padrone assente" sottolinea Vietti, e osserva come "il sottrarsi alla logica del conflitto contribuirebbe alla rifondazione di un equilibrio ormai smarrito da tempo, mettendo in mora i soggetti istituzionali che devono attivarsi per fornire risposte, così riattivando il fisiologico metabolismo del corpo statuale". Quindi, esortando tutti a "una sincera autocritica", invita la politica ad abbandonare "gli atteggiamenti vittimistici" e a fare "il proprio mestiere, la legge". La politica, sottolinea Vietti, "si è asserragliata nel Palazzo gridando ai complotti persecutori, senza preoccuparsi di dare l'impressione di voler cambiare gioco". Per Vietti è stata "l'abolizione dell'autorizzazione a procedere, votata dal Parlamento a furore di popolo" ad avere portato "all'affievolimento della linea di confine tra giustizia e politica". "A salvataggio di un sistema squilibrato, torna come determinante e dirimente per il potere giudiziario l'esigenza indifferibile dell'autocorrezione - ammonisce Vietti - anche per prevenire interventi eteronimi a scapito della stessa". La magistratura, " deve rispettare, imponendosela, una direttrice di self restraint, ritrovando in sé stessa, e nell'impalcatura costituzionale, il proprio argine naturale". "Qualcuno nella magistratura ha pensato che si potesse giustificare tutto", osserva Vietti, riferendosi tra l'altro "all'uso soggettivistico del diritto", e "all'eccesso di protagonismo di alcuni pubblici ministeri".