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Paolo Savona, il terrore del professore sulla Manovra di bilancio: "La situazione è grave, un disastro"

Gino Coala
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Le bocciature alla Manovra arrivate dalla Commissione europea finora non avevano spaventato più di tanto il governo, certi che i tecnocrati europei fossero ormai in campagna elettorale e che quindi ogni giudizio sui conti dell'Italia fossero meno gravi di quanto raccontassero Jean-Claude Juncker e soci. Quel clima di certezza però si è drasticamente sgretolato quando il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, ha ceduto ai primi dubbi. Leggi anche: Paolo Savona, il retroscena di Vespa: è ministro grazie a Giorgetti Proprio Savona era tra i più rassicuranti davanti a colleghi leghisti e grillini, per lo più a digiuno di economia. Come riporta un retroscena del Corriere della sera, l'economista invitava tutti ad andare avanti: "Senza paura", nonostante dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, passando per Giancarlo Giorgetti, fino al ministro Giovanni Tria invitassero alla cautela. L'atmosfera da pacche sulle spalle nel governo si è trasformata in paura serpeggiante però quando lo stesso Savona si è fatto scappare un giudizio inaspettato: "La situazione è grave - ha sibilato il ministro - Non mi aspettavo andasse in questo modo". Savona non ha cambiato idea da un giorno all'altro, ma ha dovuto cambiare atteggiamento: al punto da doversi aggregare alla nota diffusa da palazzo Chigi per cercare un "dialogo franco" con la Commissione.  Il prossimo vertice tra Conte e Juncker sarà decisivo, sperando che vada meglio del primo, quando il lussemburghese si era dimostrato rigidissimo davanti alle richieste di flessibilità dell'Italia. E Bruxelles nel frattempo non ha ammorbidito neanche un po' la linea sul rispetto dei parametri di bilancio da rispettare. Savona solo con Giorgetti ha potuto spingersi oltre: "Un disastro. Una frase che suona come una beffa per uno come il leghista, che nei giorni della formazione del governo insisteva perché non ci fossero professori nell'esecutivo: "Dato che - era stata la sua spiegazione a Matteo Salvini - con Monti l'Italia ha già dato: far politica non è come tenere una lezione all'università". Il cambio di passo è stato evidente già negli ultimi Consigli dei ministri, dove Savona non puntualizza più con tono professorale gli interventi di Tria, ultimamente esasperato a cercare sfogo con un amico: "Venga lui a guida la macchina", con l'altro che secondo il Corriere della sera gli avrebbe risposto: "Con le sue terorie, la macchiina è stata lanciata contro il muro, clacsonando". 

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