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L'intervista di Senaldi

Bruno Vespa, la profezia su Matteo Salvini: "Quali altri volti conquisterà. E poi il governo..."

20 Novembre 2018

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Bruno Vespa

Ma stiamo davvero assistendo a una «Rivoluzione» in politica? L' uomo più indicato per rispondere è l' immortale conduttore di Porta a Porta, Bruno Vespa, che ha titolato proprio «Rivoluzione» il libro in cui ricostruisce l' ultimo anno della politica, coincidente con l' avvio della Terza Repubblica. Un avvio piuttosto incerto.

Quanto dura il governo?
«Questo lo sa solo lo Spirito Santo. Si tratta di un matrimonio d' interesse nel quale è sbocciato l' amore tra i due vicepremier, ma c' è una forte resistenza da parte delle diverse famiglie d' appartenenza».

I rapporti tra Salvini e Di Maio sembra si siano deteriorati.
«Stanno emergendo le incompatibilità della coppia. Un conto è quel che è previsto nel contratto di governo, sul quale in un modo o nell' altro si trova un accordo (sia pure con molte ambiguità) come nel caso della prescrizione, altro è quello che non c' è o è scritto in maniera ambigua come la gestione dello smaltimento rifiuti: qui emergono le differenze ideologiche tra Lega e Movimento».

Da romano d' adozione immagino come ti schieri sul tema.
«Con i rifiuti di Roma riscaldiamo metà Vienna, e paghiamo pure...».

Pensi che i vicepremier stiano esagerando nel bracco di ferro con l' Europa?
«La spallata era necessaria, tutto sta a non darla così forte da rompersi la spalla, come temo stia accadendo, visto che la manovra è dichiaratamente e volontariamente fuori dagli schemi abituali. Il banco salterebbe se Mattarella non desse il via libera alla manovra perché essa non rispetta il vincolo del pareggio di bilancio. Però il presidente ha fatto capire che non lo farà e non credo neppure che l' Europa strapperà: l' Italia è troppo importante, e poi non c' è un' alternativa a questo esecutivo».

Renzi dice che presto avremo un governo tecnico.
«Credo si sbagli. Abbiamo dato».

Come spieghi una luna di miele così lunga tra governo ed elettori?
«È lunga e durerà ancora parecchio, perché il governo ha in agenda il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni, due provvedimenti estremamente popolari. Nel mio libro racconto che Giorgetti mi disse che, se avessimo aumentato il deficit per fare la flat tax, l' Europa non ci avrebbe detto nulla, ma il salario a chi non lavora e la riforma della Fornero era prevedibile che non sarebbero stati digeriti a Bruxelles».

Il taglio delle tasse può avere ricaschi economici positivi, anticipo delle pensioni e reddito grillino sono assistenzialismo puro.
«Il governo ha un punto di forza enorme rispetto ai suoi critici: l' Italia non cresce da vent' anni e il Pil è sotto di sette punti rispetto al 2007. Come ha scritto il Financial Times, se i governi precedenti hanno avuto questi risultati, poi è chiaro che abbiano vinto gli altri. Per Salvini e Di Maio diventa semplice sostenere che, siccome fare i bravi ragazzi non ci ha portato da nessuna parte, tanto vale far vedere all' Europa la faccia da cattivi».

Ma si faranno poi queste due riforme?
«Quella delle pensioni è più facile e all' inizio meno costosa per la spalmatura delle uscite nel corso del 2019. Il reddito di cittadinanza invece è ancora un mistero, cominceremo a capirne i dettagli solo dopo Natale, ma rischia di essere pericoloso per i Cinquestelle, se non riuscirà a soddisfare tutti i cinque milioni di poveri e troppo costoso se ci riuscisse».

Perché la Lega sale nei sondaggi mentre M5S scende?
«Salvini è una testa politica di primo livello e ha fatto provvedimenti coraggiosi a costo zero, come la legittima difesa o il decreto sicurezza, se non addirittura con saldo positivo, come lo stop all' immigrazione, che finora è la più importante spending review del governo. Quando poi farà le pensioni, salirà ulteriormente. M5S dopo aver portato a casa con successo il Decreto dignità ha perso qualche colpo ed è diviso al suo interno».

La crescita della Lega e la convivenza con essa al governo mette a dura prova la tenuta nervosa dei grillini: si spaccheranno?
«Troppo presto per dirlo, bisogna aspettare il ritorno di Di Battista dal Sudamerica. È quello l' uomo che Di Maio deve temere, altro che Salvini. Ora però l' opposizione interna è troppo debole per spaccare. E poi, dove andrebbe? Non credo agli scenari di un governo M5S-Pd, la base del Pd non lo ha mai voluto, era un' idea dei parlamentari ex diessini. Penso che Renzi alla fine abbia salvato il partito opponendosi all' esecutivo con i grillini. Quando l' ho incontrato per il mio libro, mi ha detto che se quando è caduto il ponte di Genova al posto di Toninelli ci fosse stato Delrio, per i Dem sarebbe stata davvero dura».

Dalle marce anti-Tav ai giornali, ai lamenti di imprese e artigiani: i poteri forti hanno iniziato a muoversi contro questo governo?
«Vorrebbero farlo, in qualche modo ci provano, ma purtroppo in Italia i poteri forti non esistono più. Con le privatizzazioni abbiamo raschiato il fondo del barile».

Ma si comincia ad avvertire aria di delusione verso Salvini nell' elettorato produttivo del Nord.
«Avverto anch' io i germi dell' inquietudine affacciarsi nell' elettorato produttivo leghista, ma credo che al momento Salvini stia riuscendo a tenere sotto controllo tutto. La sua marcia mi sembra chiara. Prima ha giocato in casa, togliendo il Nord a Berlusconi, poi ha battuto il centro, strappando molte roccaforti al Pd, ora si lancia alla conquista del Sud e sfida Cinquestelle sul loro campo. Da qui la polemica sui termovalorizzatori. Sta puntando sul pragmatismo leghista per offrire all' elettorato meridionale un' alternativa alle promesse grilline. Il Decreto dignità ha scontentato il Nord, la battaglia sulle infrastrutture lo gratifica. Se mi chiedi una previsione, ti rispondo che la Lega avanti così crescerà molto al Sud».

Ma rischia di pagarla cara con i suoi elettori storici: c' è chi evoca la parabola di Renzi parlando di lui.
«Mussolini diceva che la folla è una puttana e va con il maschio che vince. Io al momento non vedo altri vincitori sullo scacchiere e Salvini conta di tenersi l' elettorato del Nord anche per la mancanza di alternative valide. Certo, arriverà un momento in cui la disaffezione al Nord potrebbe salire e il ministro dell' Interno dovrà farsi due conti, ma per il momento gli va bene così: i sondaggi lo premiano e ha bisogno di consolidarsi sul territorio e confermare la leadership del centrodestra. Non a caso ha incontrato Berlusconi e siglato gli accordi per le prossime regionali in Piemonte, Basilicata, Abruzzo e Sardegna. Se vince nell' isola, terra grillina per eccellenza, è un colpo durissimo per Di Maio. Fino ad allora, non credo stacchi la spina al governo».

Ti aspettavi il sorpasso della Lega su Forza Italia il 4 marzo?
«Come scrivo nel mio libro, è stata decisiva Macerata. A febbraio un simpatizzante leghista spara sui migranti di colore e Salvini recupera 4 punti, incredibile. Come importante è stato il colpo di genio del rosario e del vangelo esibiti al comizio di Piazza Duomo a una settimana dal voto. Non era una mossa studiata, mi ha confessato di averla decisa la mattina stessa. "Mi sentivo così e ho mandato un collaboratore in Feltrinelli a comprarlo" mi ha confessato».

Insomma, ha superato l' unto del Signore grazie all' aiuto divino?
«Anche grazie al fatto che ha cavalcato bene la questione immigrati, visto che i programmi fiscali erano simili. E poi Berlusconi ha sbagliato campagna elettorale, puntando solo sulle tv, mentre Salvini girava le piazze e faceva dirette sui social più volte al giorno. Facebook è stato decisivo: Matteo ha uno staff di venti persone che ci lavora, Silvio ne aveva presi solo quattro e ha deciso di rivoluzionare tutto dopo che era uscita su Panorama una anticipazione del mio libro su Luca Morisi, il genio dei social che gestisce la comunicazione del leader leghista sulla rete».

Silvio ha speranze di risorgere?
«Dubito che si candidi alle Europee, perché, come leader, dovrebbe presentarsi in tutte le circoscrizioni e al Nord rischierebbe di farsi surclassare da Salvini, mentre al Sud potrebbe ancora avere un buon successo. Però di funerali a Berlusconi ne hanno fatti tanti, e il morto non c' è mai stato. Credo che Silvio non sia finito e immagino rientrerà in Senato con delle elezioni suppletive».

Sembra evidente che Salvini da solo non riesca a comprendere tutto il mondo del centrodestra: come vedi l' esperimento della Meloni di allargare Fdi a Fitto, Parisi e altri?
«Potrà prendere qualche voto ma non vedo nell' operazione la forza d' urto di una vera novità o la capacità di fagocitare Forza Italia, che non morirà finché è vivo Silvio, il quale è notoriamente immortale. Credo più all' apertura degli azzurri al mondo civico, con Altra Italia. Un tentativo peraltro che sta facendo anche il Pd».

Il Pd, siamo alle dolenti note: ucciso da Renzi?
«Ma no, affossato da un cocktail di errori, suoi e di altri, e di circostanze sfavorevoli. Il Renzi del 18% è lo stesso del 41, non è cambiato lui ma i momenti. Il rottamatore ha fatto tanti errori ma i suoi avversari interni non erano meglio di lui».

All' assemblea Pd Renzi non si è neppure presentato: un segnale?
«Non avrà voluto assistere alla scena di chi lo blandiva e ora gli volta le spalle. Non mi meraviglio che accada, va sempre così. Non è un caso se tutti i principali aspiranti segretari vengono dal Pci, è la prova che il democristiano Renzi era un alieno e come tale sono tornati a considerarlo. Il partito ora si sta derenzizzando, anche al prezzo di una vistosa virata a sinistra. Credo che ora Matteo aspetti che il Pd si schianti alle Europee per poi fondare qualcosa di suo e puntare all' ex elettorato di Berlusconi, del quale il fiorentino è il figlio politico che il Cavaliere non ha mai avuto».

Chiudiamo sulle Europee: cosa prevedi?
«Il Ppe e il Pse, ossia i moderati e la sinistra, andranno male, l' area cosiddetta liberale di Macron non sfonderà, i sovranisti avranno successo ma non saranno la maggioranza. Il pallino ce l' avrà il Ppe, che dovrà decidere se fare una grande coalizione con sinistra e liberali e optare così per una scelta conservativa, oppure allearsi con i sovranisti e provare a rivoluzionare l' Europa, che così, fatta solo di cifre, ormai non regge».

Quella di Salvini di riformare l' Europa con i sovranisti quindi è un' illusione?
«Forse si illude, perché i sovranisti in quanto tali sono egoisti (basta vedere l' atteggiamento dell' Austria nei nostri confronti) e non è facile fare fronte comune, però non si può mai dire: chi si aspettava un governo M5S-Lega prima del voto?».

Sei contento sia andata così?
«Sono contento che i grillini siano messi alla prova. È una fase necessaria, lasciarli all' opposizione come prima forza sarebbe stato pericoloso».

Perché odiano così tanto i giornalisti?
«È una prova di scarsa maturità politica, non hanno ancora le spalle sufficientemente forti per reggere la pressione mediatica. I grandi leader non ascoltano i giornali, ma l' opinione pubblica, come ha fatto Berlusconi, per decenni massacrato dai media. È normale che chi ha il potere venga attaccato, sono stellette non insulti».

di Pietro Senaldi

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