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M5s, le ministre grilline che faranno saltare il governo: il piano della Lezzi e Grillo

Gino Coala
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Ieri, secondo il cronoprogramma annunciato dal premier Giuseppe Conte il 21 dicembre, scadeva il termine per il confronto tra i vari ministeri sul tema dell' autonomia, «la madre di tutte le battaglie», come l' ha ribattezzata il governatore leghista del Veneto Luca Zaia. In sostanza, dopo i rinvii dei mesi precedenti provocati dall' ostruzionismo del Movimento 5 Stelle, i titolari dei dicasteri avrebbero dovuto trovare la quadra definitiva - almeno dal punto di vista tecnico - con la collega leghista alle Autonomie Erika Stefani. Il termine ultimo per raggiungere l' intesa politica, invece, il presidente del Consiglio l' ha fissato il 15 febbraio. Leggi anche: Di Maio vuol far fuori la Lezzi: fuoco amico M5s, le voci impazzite sul rimpasto Conte ha dichiarato che avrebbe fatto da «garante» all' accordo reclamato con un referendum da 5 milioni e mezzo di persone tra Veneto e Lombardia (l' Emilia Romagna ha scelto direttamente la strada della contrattazione con Palazzo Chigi). Peccato che nemmeno l' agognata data del 15 gennaio sia servita a chiudere la partita. I grillini hanno appoggiato i referendum, almeno dal punto di vista formale, ma sanno bene che se la Lega riuscisse a portare a casa lo storico risultato prima delle Europee il partito di Salvini schizzerebbe alle stelle. GLI SCHIERAMENTI L' unico del Movimento a rilasciare dichiarazioni ufficiali, ieri, è stato il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli: «Stiamo mettendo in piedi il percorso più adatto per giungere al passaggio delle funzioni alle Regioni interessate» ha affermato. A voler essere maliziosi, e vogliamo esserlo, ha parlato l' unico ministro grillino nato al Nord, se escludiamo il titolare dei Beni Culturali, Antonio Bonisoli e quelli per i rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro. Dai napoletani Luigi Di Maio e Sergio Costa (Ambiente), dai siciliani Alfonso Bonafede (Giustizia) e Giulia Grillo (Sanità), e dalla pugliese Barbara Lezzi (ministro per il Sud) nessun cenno. «In realtà» ha precisato a Libero il ministro Stefani «i tavoli tecnici sono stati conclusi da tempo. Stiamo cercando di superare alcune perplessità. I confronti coi colleghi sono quotidiani» ha sottolineato la leghista. «Siamo nel momento clou di una trattativa serratissima. La data annunciata da Conte era simbolica anche perché, personalmente, il limite temporale è già stato oltrepassato da un pezzo, ma serve l' accordo di tutti, la materia è complessa. Quello che non mi piace» ha aggiunto Stefani «è che qualcuno voglia creare strumentalmente la contrapposizione Nord-Sud, visto che mi sto impegnando tantissimo sotto il profilo economico-finanziario perché nessuno ne esca indebolito, anzi, al contrario». LO SCONTRO Ieri il Consiglio regionale della Campania ha dedicato un' intera seduta al regionalismo differenziato. Il coro è stato pressoché unanime: i padani vogliono fregare il meridione. Sentite il governatore Dem Vicenzo De Luca: «La Lombardia da sola rischia di essere una piccola Olanda, un piccolo Lussemburgo, che sul piano politico non conta assolutamente nulla. L' Italia è l' Italia perché c' è Napoli, c' è il Politecnico ma anche Eduardo. Se mutiliamo una parte del Paese non sarà più la nostra patria. Dobbiamo bloccare questa manovra». Il presidente leghista della Lombardia, Attilio Fontana, intervistato da Radio 24, è stato diretto: «Il 15 febbraio o il governo accetta la bozza dell' accordo o la risposta dovrà essere intesa come un "no"». Alla domanda se la mancata concessione dell' autonomia farebbe cadere l' esecutivo, Fontana è stato chiaro: «Credo che le conseguenze sarebbero quelle». La Lega, qualora i 5 Stelle continuassero a ostacolare la storica battaglia lombardo-veneta, caposaldo del contratto di governo, è disposta a far saltare il banco. A rendere ancora più rovente il clima all' interno della maggioranza c' è anche il capitolo Tav. Alcuni parlamentari grillini hanno confermato anche ieri che l' analisi costi-benefici, che dovrebbe arrivare entro fine mese, darà esito negativo. Luigi Di Maio non intende rinnegare anni di battaglie da parte degli attivisti proprio alla vigilia del voto di Bruxelles. «Mi fa specie» ha affermato il sottosegretario grillino all' Interno, Carlo Sibilia, «che una forza politica con la quale stiamo facendo grandi cose al governo abbia le stesse posizioni di Forza Italia e del Pd». di Alessandro Gonzato

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