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Luigi Di Maio, rivolta contro il vicepremier grillino: "Sei un traditore". Chi lo massacra: capetto spacciato

25 Aprile 2019

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Luigi Di Maio, rivolta contro il vicepremier grillino: "Sei un traditore". Chi lo massacra: capetto spacciato

Ma perché Luigi Di Maio fa così? Si è diretto con la spavalderia dei fuori di senno a testa in giù dentro vulcano di Taranto. Ha trascinato con sé anche ministre e ministri della sua banda, pronti al sacrificio umano. È come se avesse sfidato il destino in una specie di ordalia: se la scampo da quel momento in poi camminerò sulle acque come un Messia.

Non l' ha scampata. Taranto ieri è stata la Fossa delle Marianne del M5S. Il punto più abissale della loro impopolarità. Qui raccolsero il 4 marzo del 2018 il 47 per cento dei voti. Mieterono il grano, e raccolsero covoni dorati tra la folla festante e corone d' alloro sulla via di Roma. Giurarono di chiudere l' Ilva, di dare lavoro a tutti, di sostituire le acciaierie con parchi e musei con aria balsamica come sulle montagne svizzere. Hanno tradito le promesse, l' Ilva (per fortuna!) non ha chiuso. In compenso anche la Tap, il gasdotto in arrivo dall' Azerbaijan sempre in Puglia, procede dalle parti di Lecce. I medesimi potenti grillini avevano garantito avrebbero trattato la Trans Adriatic Pipeline come fosse Attila coi suoi Unni, distruttori di erba e di ulivi (una balla): e lo avrebbero ricacciato nelle steppa dei calmucchi.

Di Maio ha cercato l' effetto bluff. È atterrato qui, con la ministra per il Sud Barbara Lezzi, quella della Sanità Giulia Grillo, e pure i titolari della Cultura Alberto Bonisoli e dell' Ambiente Sergio Costa. Poteva apparire un gesto di coraggio, un metterci la faccia dopo le menzogne. Prima ha dovuto intervenire il socio-nemico ministro dell' Interno con la sua polizia per salvare la mesta brigata grillina dallo scotennamento dei loro vecchi fan. Quindi a sistemarlo è bastata una madre addolorata ma con il volto di pietra.

L'IRA DELLE MADRI - Non bisogna scherzare con la folla e con le madri dei bambini morti, dopo che hai promesso pane, e invece hai rifilato scorpioni e sassi, te li tira sulla pettinatura. E così la mamma del piccolo Mauro, deceduto per un cancro attribuito all' inquinamento, diventa la voce di Taranto che accusa: «Di Maio, si ricorda di mio figlio morto? Della sua promessa? Siete venuti qui a far passerella, mentendo. Non le do la mano».

Di Maio ha replicato duro, invece di scusarsi ha sostenuto di non aver mai parlato di chiusura dell' Ilva in campagna elettorale. Parlano però i filmati. Perché fa così? Era più dignitoso spiegare la retromarcia. Perché è venuto qui a giocare alla roulette russa? E trascinando la combriccola del suo fiasco con sé? Stiamo assistendo alla verifica sperimentale della famosa frase di Ennio Flajano: l' insuccesso gli ha dato alla testa. Il crollo dei consensi fa svalvolare l' intero gruppo dirigente del Movimento.
Non è la prima prova di scemenza che il capo politico del M5S nonché i suoi filosofi da ciber-osteria forniscono di sé al popolo italiano. Ma negli ultimi giorni stanno esagerando, anche rispetto al normale tasso di demenzialità cui ci avevano abituati.

È come se cercassero di esplodere.
O la va o la spacca. Finora la spacca. E così cercano la bella morte, sperando di trascinare giù nel loro gorgo anche i soci e concorrenti che invece vanno su.

Di Maio e i suoi hanno perso la brocca da quando Nando Pagnoncelli ha comunicato nei giorni scorsi sul Corriere della Sera, con la sua aria da nerd super partes, che la Lega di Salvini ha più che raddoppiato i voti nel giro di 13 mesi, passando dal 18 per cento al 37, mentre i Cinquestelle stanno a poco più del 20 per cento, con segnali di ulteriore assottigliamento.

Lo stato maggiore grillino già ondeggiava per l' ebrezza dei disastri di Abruzzo, Sardegna e Lucania, ma dopo Pasqua è come se gli fosse sprofondata la terra sotto i piedi, e oltre alle uova di cioccolato rompono - come dicono gli spagnoli - los uevos di sé medesimi con un impulso tafazziano. La psicologia è tipica dei disperati. Si rifletta.

Manca poco al 26 maggio, la data del redde rationem anche interno al Movimento. Ed ecco gli frana addosso Pagnoncelli con i suoi sondaggi segnalando che se va avanti così le elezioni europee saranno per loro urne probabilmente funerarie.

IL DINAMITARDO - Allora un leader grillino che fa? O ragiona o fa il dinamitardo. Siccome ragionare dalle parti di Di Maio o Di Battista o Toninelli è un tabù come l' incesto, ecco la deliberazione di incendiare la santa barbara del governo, confidando che saltando per aria, possano darne la colpa all' alleato (per finta). L' idea ha una sua folle lucidità. Consentirebbe di sventolare una bandiera sfilacciata ma onorevole catturando una possibile prossima alleanza elettorale a sinistra. Da qui le dichiarazioni sotto il 25 aprile, contro i fascisti di Salvini che «vogliono bruciare gli omosessuali come nel Medioevo» (lo ha detto davvero Di Maio). Ma dove, ma quando? Devono rompere per una presunta giusta causa per sistemarsi il piedistallo almeno per una tomba decente. Ad esempio insistendo sullo stalking contro Armando Siri, un assoluto sconosciuto per il popolo italiano, un sottosegretario dal potere scarsissimo, ma individuato come bubbone ciclopico sul corpo leghista. Un avviso di garanzia tramutato in sentenza di morte.

Quindi Di Maio che bigia il Consiglio dei ministri per provocare Salvini, e infine si presenta con aria da pistolero azzimato.
Certo. Finora battibeccando ma sulla base del contratto, Di Maio e Salvini hanno giocato ciascuno le proprie carte predilette. Il M5S ha creduto di fare scopa con il reddito di cittadinanza. Ora salta fuori che è una boiata. La montagna ha partorito «ridicolissimo mus», un topolino ridicolo.

Invece la Lega ha piazzato la quota 100 per i pensionati: una mossa che noi riteniamo nociva, ma alla quale hanno aderito già in 123mila, e non hanno portato a casa un bidone quasi pieno. Ma il vero asso nella manica è stata per Salvini la politica di sicurezza (legittima difesa) e sull' immigrazione, mentre gli sventurati Cinque Stelle sono diventati famosi grazie a Toninelli per vedere tunnel dove non ci sono e bloccare quelli in corso, e in compenso tradire col botto quelli a cui avevano promesso l' impossibile. Ora gli si sono fulminate le valvole.

di Renato Farina

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Commenti all'articolo

  • mocking

    26 Aprile 2019 - 09:09

    Spettacolare disamina Dott.Farina di una banda di incapaci capitanati da un clown,da un bibitaro e seguiti da una ciurma di sbandati.Auguriamoci vadano a casa presto,prima che il Paese Italia tiri realmente le cuoia.

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  • chimangio

    25 Aprile 2019 - 23:11

    Davvero sconcertante. Nell'epoca dove si registra tutto hanno il coraggio e la sfrontatezza di negare il dichiarato ai microfoni solo qualche tempo prima. E senza vergogna alcuna. Oltre ogni grande fratello! Davanti alle retromarce, smentite e conferme dei M5S si resta a bocca aperta. E' vero che la politica, purtroppo, ci ha abituati a vane e mancate promesse ma questi battono tutti i record!

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  • chimangio

    25 Aprile 2019 - 23:11

    Davvero sconcertante. Nell'epoca dove si registra tutto hanno il coraggio e la sfrontatezza di negare il dichiarato ai microfoni solo qualche tempo prima. E senza vergogna alcuna. Oltre ogni grande fratello! Davanti alle retromarce, smentite e conferme dei M5S si resta a bocca aperta. E' vero che la politica, purtroppo, ci ha abituati a vane e mancate promesse ma questi battono tutti i record!

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