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Si salvi chi può

Romano Prodi, per gli 80 anni il film che celebra le sue "prodezze": neanche fosse Napoleone

15 Giugno 2019

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Romano Prodi

Noi qui bisogna che ci togliamo il cappello: Romano Prodi compie 80 anni, auguri. In effetti accadrà il 9 agosto, ma la gloria ha già attaccato i cavalli al suo carro trionfale. Esce oggi un film che scandisce sin dal titolo la grossa testa del nostro personaggio: «Ottanta! Riflessioni di Romano Prodi». Alessandro Magno e Napoleone Bonaparte morirono assai prima di questa età, ma al massimo di loro al cinema si rievocano battaglie, amori, conquiste.

Prodi invece riflette, pensa, addirittura pensa: qualcosa che agli autori deve essere sembrata una virtù che, per trovare un precedente letterario, bisogna risalire all' imperatore Adriano. In assenza di una Yourcenar che ne raccogliesse le memorie, nel nostro caso hanno provveduto i meno acclamati Francesco Conversano e Nene Grignaffini, ma si faranno. Ci domandiamo solo perché non si sia prestato alla bisogna Walter Veltroni: un regista romantico, ed è stato pure un suo vicepremier. Sarebbe stata una sviolinata esagerata, magari fa ancora in tempo per gli 85.

Vedo già le luci della ribalta: «Memorie di Romano». Comunque ci togliamo il cappello. E già questo nostro gesto rivela, nel paragone capillare tra noi e lui, l' eccezionalità dell' uomo. Noi sotto il copricapo, a quell' età, ma anche assai prima, riveliamo la pelata con qualche ciuffetto bianco, lui mantiene la chioma intatta e appena sbiancata qua e là da qualche sbuffo candido. Ritengo addirittura che usi il borotalco, per simulare un accenno di canizie, onde mostrare maturità. Un tempo, nel secolo scorso, Vittorio Feltri scrisse che si tingeva i capelli, impossibile averli corvini a 60 anni. Infatti solo i merli restano neri. Prodi, che allo scalpo tiene moltissimo, minacciò querele, smentì sul suo onore. In compenso fu Bertinotti a scotennarlo, mandandolo a casa per la prima volta. Era il '98. Non ha ancora digerito la faccenda. E a 80 anni lo ripete come fosse accaduto ieri l' altro: «La caduta del mio governo? Un peso ancora forte».

SUGLI ALTARI
Lo dice al culmine di un film che, per l' appunto, gli è stato dedicato per la circostanza genetliaca. La cittadinanza di Bologna e il vasto stuolo di ammiratori sarà fatto confluire oggi nella sala intitolata ad Arlecchino. Poi i 90 minuti di riflessioni con fotografie e immagini da Film-Luce si trasferiranno in altre sale.

Ottant' anni, bravo! Di solito, se si è sopravvissuti, si fa una festa, sperabilmente non all' ospizio, i parenti organizzano una bicchierata, la torta, si soffia sulle candele, i coscritti, data l' età, non propongono più una gita a Rio de Janeiro, o a Honolulu con l' ukulele, ma a Medjugorje. Nel caso di Berlusconi si va in Sardegna con vulcani che esplodono come nei film di Fellini e saltano fuori Messaline da tutte le parti. A Pippo Baudo gli hanno fatto condurre uno show celebrativo, Prodi non è uno come noi: gli hanno fatto un film di un' ora e mezza.

IL PERMALOSO
Ad Andreotti da vivo lo hanno trafitto con gli spilloni, dipingendolo quale Belzebù incarnato. Lo definì «una mascalzonata», a Prodi una cosa del genere non è capitata, né mai si sarebbe potuto: qualcuno ricorda nella sua vicenda politica qualcosa di avventuroso? Si è sempre trovato la pappina pronta, fornitagli da quel genio che fu il suo maestro Nino Andreatta. Ha vissuto nella scia accademica e politica di quel gigante, e Romano ne ha amministrato la spunta con una permalosità strabiliante e una attitudine vendicativa che persino il sottoscritto ha sperimentato in gioventù.

La cattiveria nascosta nella parlata da buon parroco è stata anche la sua fragilità. Ha battuto due volte Berlusconi, nel 1996 e nel 2006, ma ha perso quasi subito il biglietto della lotteria, spiaccicandosi a terra dopo aver tentato il volo. Ha inventato l' Ulivo, e pareva un' idea meravigliosa oltre che meravigliosamente vegetariana.

ULIVO CON LA XYLELLA
Ma è stato un guaio per tutti. Infatti è stata una mossa ideologica che ha determinato quella guerra civile verbale e mentale contro il centrodestra identificato con il mostro Berlusconi. Lo sosteneva Cossiga, che lo ha sempre avversato: la pretesa di radunare sotto un unico ombrello (quello del centrosinistra) la totalità dei valori e delle tradizioni politiche democratiche ha un carattere razzista. Chi non è con l' Ulivo è fuori dal recinto dell' umanità, e qualunque scelta alternativa è di fatto tossica.

Questa è la colpa di Romano Prodi che pesa ancora addosso all' Italia.
Un catto-comunismo, o come diavolo si voglia chiamare, ma di certo ambiguo, anguillesco, furbissimo. Il suo nemico vero è stato D' Alema che invece stimava la differenza di Berlusconi e Andreotti. La combatteva ma senza acciambellarsi miagolando. All' Ulivo è venuta la xylella.

A Prodi no, e infatti è in splendida forma, viaggia tra Cina e Italia come un ragazzino. Dice di sé: «Una vita fortunata». Quella dell' Italia un po' meno, ma lo perdoniamo. Auguri.

di Renato Farina

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