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Paolo Mieli: toghe e politica. Una inquietante verità sulla magistratura italiana

18 Giugno 2019

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Paolo Mieli: toghe e politica. Una inquietante verità sulla magistratura italiana

"Nonostante Antonio Di Pietro dopo varie avventure sia finito ai margini della vita politica, l'Ordine giudiziario di cui un tempo fece parte è divenuto via via più potente. E in grado di condizionare la vita politica del Paese". Paolo Mieli, nel suo editoriale su il Corriere della Sera, dice una verità inquietante sul legame tra magistratura e politica in Italia. "Da noi è  divenuta quasi normale la delega ai magistrati del ruolo di oppositori. Cioè di coloro che possono consegnare, direttamente o indirettamente, al patibolo questo o quel ministro". Così, continua durissimo Mieli, "chi entra a Palazzo Chigi può mettere nel conto qualche sorpresina proveniente - per via diretta o indiretta, ripetiamo - dai palazzi di giustizia. Il potere della magistratura è divenuto a tal punto consistente da produrre al proprio interno competizione e conflitti in misura maggiore del passato". 


Parole durissime le sue. Supportate dallo scandalo che "ha testé travolto il Csm e l'Anm originato - teniamolo a mente - dalla supposta corruzione del pm romano Luca Palamara al quale si imputa di aver ricevuto quarantamila euro per «agevolare» la nomina del collega Giancarlo Longo a Procuratore di Gela (tentativo peraltro non riuscito)".

Ma quello che oggi colpisce, sottolinea Mieli "è che - per una sorta di contrappasso - ad esser travolti da questo evidente abuso siano adesso dei magistrati. Cioè coloro che usualmente si erano mostrati i meno sensibili ai pericoli insiti nell'uso pubblico delle intercettazioni".  E ora "accettiamo persino - al di là di qualche deplorazione di maniera - che qualche ombra si allunghi sulle anticamere del Quirinale. Restiamo invece come sospesi ad attendere gli ulteriori sviluppi di questa storia e di quelle che verranno da nuovi trojan inseriti in altri telefonini". 

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Commenti all'articolo

  • marioangelopace

    18 Giugno 2019 - 14:02

    non è una critica ma, come diceva De Sica (mitico!) in un film, "è una semplice constatazione": evidentemente Confindustria si è convinta di avere puntato su un cavallo sbagliato!

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  • Giuseppekrede

    18 Giugno 2019 - 10:10

    Pm, magitratura, Consulta , la mostruosita perversa al servizzio della politica socialcomunista .Questi delinquenti hanno imprigionato e portando alla rovina migliaia di innocenti.il loro credo con accuse fantasiose hanno espropiato delle ditte, rubato i beni per donarli alla "COOP" comunista ,vedi il caso fabbrica cementi Siciliana.Mafiosi sotto le vesti delle toge

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  • giesse940

    18 Giugno 2019 - 10:10

    Urge un capo dello stato italiano a garanzia del Popolo italiano. Altro che vaschette di mozzarelle sorridenti.

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