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Matteo Salvini avverte Conte e Di Maio: "Se i grillini dicono altri tre no, allora cambia tutto"

Caterina Spinelli
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Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono ai ferri corti. Non è bastato il Russiagate, l'inchiesta della Procura di Milano per i presunti finanziamenti illeciti della Lega da Mosca. A peggiorare la situazione anche le nomine europee. In particolare quella di Ursula Von der Leyen alla presidenza della Commissione. "Se Di Maio dice altri tre no, allora cambia tutto". Il riferimento del leader del Carroccio sulle pagine del Corriere della Sera è chiaro: così non si va avanti. Una frase che ha ribadito spesso, in special modo dopo il tergiversare grillino sull'Autonomia e la Flat Tax, entrambi provvedimenti fortemente voluti dai leghisti. Poi ancora: "Lo chiederò a Conte e a Di Maio come pensano di andare avanti. Gli attacchi e gli insulti del Pd ci stanno, ma qui ogni giorno due o tre esponenti cinquestelle si alzano e attaccano Salvini. Attilio Fontana e poi Siri, Rixi, Molinari, Romeo, per qualcuno sono tutti colpevoli e ladri a prescindere, atteggiamento poco democratico".  Leggi anche: Conte fa un passo indietro: "Giorgetti non so se sarà ancora nella lista per il Commissario" Sì perché nel mirino del ministro dell'Interno c'è anche il premier Giuseppe Conte che, sul caso Savoini (intercettato all'hotel Metropol, quello per cui indagano i magistrati) si è schierato con il Movimento 5 Stelle. Il presidente del Consiglio non ha solo chiesto in maniera ossessiva a Salvini di riferire in Aula quanto successo e chiarire la propria posizione. Molto di più: Conte è andato a riferire in Senato. "Mi chiedo cosa mai debba riferire Conte sulla Russia. D'altronde lui ribadisce ogni giorno che è il presidente del Consiglio. Chi l'ha mai messo in dubbio? Io non mi alzo la mattina dicendo Matteo sei il ministro dell'Interno, accidenti!. Detto questo ci andrò in Parlamento, a ribadire quello che ho sempre detto".

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