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La lettera

Attilio Fontana e Luca Zaia: "Feriti dalle parole di Giuseppe Conte, nessuno fermerà l'autonomia"

21 Luglio 2019

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Attilio Fontana e Luca Zaia: "Feriti dalle parole di Giuseppe Conte, nessuno fermerà l'autonomia"

"Ci sentiamo tutti profondamente feriti quando leggiamo le sue esternazioni, Presidente Conte, soprattutto dopo colloqui diretti durante i quali - ricorderà benissimo - abbiamo più volte sottolineato che non si chiedono più risorse ma semplicemente la possibilità di spendere in autonomia quelle che ci sono già assegnate". Luca Zaia e Attilio Fontana, in una lettera aperta al premier, tornano sulla questione dell'autonomia dopo le affermazioni di Conte.

"Abbiamo spiegato - scrivono - come l'essenza del percorso dell'autonomia preveda che i risparmi prodotti per effetto della virtuosità dell'amministratore debbano restare sul territorio. Se l'obiettivo non fosse questo, perché dovremmo impegnarci ad essere efficienti? E' ipotizzabile che chi è virtuoso finanzi sprechi altrui? Temi che vengono annacquati quotidianamente con scuse assurde e tesi fantasmagoriche per non portare avanti il negoziato". 

E ancora: "In questi giorni i nostri cittadini sono preoccupati perché negli ospedali si registra una carenza di medici che allunga le liste di attesa e rischia di mettere in difficoltà interi reparti. Le nostre Regioni sono in equilibrio finanziario nel comparto della sanità, Lei lo sa bene Signor Presidente, e chiedono che sia possibile assumere subito i medici che servono. E' attentare ai pari diritti dei cittadini? Se non si cambia, la verità è che questi diritti non potranno essere garantiti''.

Non solo. Conte dovrebbe denunciare "le false notizie diffuse con malizia e cattiva fede", "favole come quella dei cattivi del Nord, ricchi ed ingordi, che vogliono rubare ai poveri del Sud". "La nostra richiesta di avere competenza rispettivamente su 20 e su 23 materie, si basa su quanto recita l'articolo 116, terzo comma. Chi afferma il contrario, o non conosce la Carta, o vuole evidentemente modificarne il testo vigente: sarebbe bene pertanto che presentasse un disegno di legge costituzionale per modificare di nuovo il titolo quinto. Tertium non datur".

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