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Matteo Salvini, dopo la Tav punta alla Flat tax: "Se il governo fa, andrà avanti". Sfida a Conte e Di Maio

Caterina Spinelli
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 Salvini e Di Maio non si confrontavano faccia a faccia dall' 11 luglio, giorno in cui avevano partecipato assieme a Conte e a quasi tutto il governo al vertice sull' autonomia. L' incontro era finito malissimo con conseguenti dichiarazioni al vetriolo da parte della Lega e dei 5 Stelle. Ieri i vicepremier sono tornati a vedersi per un summit a due a Palazzo Chigi. La riunione, chiesta nei giorni scorsi da Di Maio terrorizzato dall' idea della crisi di governo, è cominciata attorno alle 14 ed è durata un' ora. All' uscita bocche cucite. Salvini, per tagliare corto, si è limitato a dire che non c' è stato alcun pranzo - smentendo così le prime ricostruzioni di stampa - che aveva mangiato a casa una mozzarella, e che con Di Maio ha parlato di opere pubbliche. Il pentastellato, ormai in completo affanno dopo aver perso anche la battaglia sulla Tav, non ha proferito parola. Nelle interviste precedenti al vertice, e sui social, aveva invece ribadito la contrarietà alla Torino-Lione tirando in ballo una fantomatica coerenza dei pentastellati: «Abbiamo seguito logicamente ciò che abbiamo sempre detto, è un' opera inutile, ma noi siamo al governo col 33% non col 51». Insomma, Di Maio non sa più a cosa aggrapparsi pur di non ammettere il fallimento, il tradimento degli ideali del Movimento e mollare la poltrona. Durante il vertice, al di là delle smentite, Salvini ha puntato forte sulla flat tax (oltre che sullo sblocco della Gronda di Genova) ribadendo all'"alleato" la ferma volontà della Lega di abbassare l' aliquota dal 23 al 15%. IL PACCHETTO La proposta di Salvini è però più ampia: il Carroccio, in vista della manovra economica, porterà sul tavolo di Conte, Tria e Di Maio un pacchetto di semplificazioni fiscali ad ampio raggio che comprende anche l' eliminazione della dichiarazione Irap e del modulo 770 per i dipendenti. Salvini vorrebbe inoltre l' abolizione della Tasi, ma il ministero dell' Economia ha già bocciato la proposta. L' intenzione del Carroccio è di portare l' insieme delle proposte alle parti sociali all' incontro del 6 o 7 agosto (la data non è ancora certa). Un paio d' ore dopo il vertice il ministro dell' Interno ha messo di nuovo nel mirino gli "alleati": «L' incontro è andato bene. Conte dice di andare avanti? Sono d' accordo. Se il governo fa, va avanti. C' è la volontà di costruire ma per farlo bisogna essere in due. Abbiamo sbloccato la Tav e altre opere, però voglio capire qual è l' idea di manovra dei 5 Stelle, è una questione aperta. Io e la Lega» ha proseguito «pensiamo a un forte taglio delle tasse per lavoratori, famiglie e imprese, e per farlo devi aprire un confronto con l' Europa perché non devi sottostare alle imposizioni di Bruxelles. Se tutti sono disponibili ad aprire un confronto per il bene dell' Italia facciamolo, sennò è un problema. Se qualcuno ha paura o ha dubbi me lo dica. Siccome la manovra la facciamo in tanti e non in due vorrei avere le idee chiare. Nessuno ci costringe a stare al governo» ha tenuto a precisare. «Altri partiti e parlamentari (ogni riferimento ai grillini è puramente voluto, ndr) hanno il terrore di andare ad elezioni, noi no. Finché si può sbloccare il Paese, abbassare le tasse, riformare il lavoro e la giustizia noi rimaniamo qua». ULTIMATUM Ieri, in serata, il leader leghista a un comizio a Golasecca (Varese) è stato più esplicito: «O riusciamo a tagliare le tasse, o se qualcuno non ha questa intenzione basta che ce lo dica e chiediamo il parere agli italiani» dice Salvini. «Serve una manovra di decine di miliardi». Poi l' affondo contro il ministro dell' Economia Tria: «Se pensa di fare una manovricchia non sarà il nostro ministro. La Lega sta al governo se tagliamo le tasse, non per perder tempo». Sul tavolo anche la riforma della giustizia: «Deve dimezzare i tempi, non deve essere timida». Infine, l' affondo a Matteo Renzi e Maria Elena Boschi: «Dicono che ho tradito gli italiani, ma espatriate voi che siete la vergogna di questo Paese». di Alessandro Gonzato

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