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Gianluigi Paragone, sterzata del grillino dopo aver promesso le dimissioni: "Se volete, cacciatemi"

Davide Locano
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Prosegue l'epopea di Gianluigi Paragone, il grillino che non vole mollare la poltrona. Breve sintesi delle puntate precedenti: disse che in caso di accordo col Pd avrebbe lasciato il M5s, ma non lo ha fatto; aveva annunciato il voto contrario alla fiducia al governo Conte-bis in Senato ma alla fine ha optato per una assai più diplomatica astensione; dopo il voto ha detto chiaro e tondo che "la pazienza è finita", insomma sembrava davvero sul punto di mollare i pentastellati e, chissà, pure lo scranno di senatore, e invece niente. Ed eccoci dunque all'ultima puntata della vicenda. Paragone, intercettato dai microfoni de L'aria che tira di Myrta Merlino, torna sul voto a Palazzo Madama, e puntualizza: "Mi sono astenuto ma soltanto per fare un piacere e per rispetto nei confronti della comunità che ha votato a favore di questo tentativo, il mio voto è contrario". Dunque, il grillino ha aggiunto: "Se adesso hanno voglia di cacciare il cartellino rosso che lo facciano pure". Ovvero: se il M5s mi vuole cacciare - traduciamo quanto detto da Paragone -, lo facciano pure. Ma come, non doveva andarsene via lui di sua spontanea volontà? Leggi anche: Gianluigi Paragone attacca Conte ma resta al suo posto Di seguito l'intervento di Gianluigi Paragone a L'aria che tira:

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