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Nicola Zingaretti, la mossa kamikaze del segretario stufo del Pd: "Adesso un nuovo partito"

17 Ottobre 2019

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Nicola Zingaretti

Eccola la rivoluzione di Nicola Zingaretti: copia ai grillini la piattaforma Rousseau e trasforma il Pd in un partito federale, come la Lega. Ebbene sì, diciamolo: il segretario dem non sarà ricordato dai posteri per lo sforzo creativo. Più che carta bianca, Zinga ha avuto carta copiativa. Si è appropriato di quegli strumenti più volte criticati, come il voto on line della base per ratificare le scelte politiche. E, più che trasformare il Pd in qualcosa di nuovo, si è limitato a depurarlo dalle ultime scorie di leaderismo renziano.

La commissione incaricata di riformare lo statuto piddino ha concluso il suo lavoro. Sarà messo ai voti dell' assemblea democratica a novembre. Il presidente Maurizio Martina parla di «un partito nuovo». Il cuore della sfida, dice, è provare a rilanciare «la ragione distintiva» del Pd. «Vogliamo che sia un grande partito unitario, plurale e aperto, fatto di persone e alternativo ai partiti personali, un partito di territorio e di comunità. Serve una nuova idea di radicamento sociale, territoriale e anche digitale», conclude.

NIENTE AUTOMATISMI
Il primo passo verso la de-renzizzazione sta nel superamento dell' automatismo segretario/candidato premier in vigore fino ad oggi. È il passaggio più sentito nel Pd, tanto che allo scorso congresso fu oggetto di un lungo dibattito al termine del quale la commissione decise di rinviare alle singole mozioni la decisione. Questo significa che, in caso di coalizione con altri partiti, i dem sono disposti a non imporre una propria scelta. Poi l' altra novità è la piattaforma Rousseau de sinistra.

Uno strumento, dicono, a disposizione della base del partito, iscritti ed elettori. Servirà per chiedere di aderire, discutere, proporre, scegliere. Vengono confermate le primarie per l' elezione diretta del leader. Saranno aperte. Gli elettori, e non solo gli iscritti, potranno scegliere il segretario nazionale recandosi ai gazebo.

Viene stabilito inoltre il principio della parità di genere: tutti gli organismi esecutivi a ogni livello rispetteranno l' alternanza uomo-donna nella loro composizione. Nasce l' assemblea dei sindaci, un organismo che si avvale di un coordinamento e di un coordinatore componente della segreteria nazionale Partito Democratico. Un' altra novità viene mutuata dallo statuto della Lega. La nuova Direzione nazionale sarà indicata per metà dai territori. Mentre la nuova Assemblea nazionale sarà per due terzi eletta dalle primarie e per un terzo composta da amministratori locali e rappresentanti dei territori. Di fatto, è la trasformazione in un partito federale.

C' è poi il doloroso capitolo della mancanza di fondi. Chiudono le storiche sedi perché il patrimonio immobiliare ereditato dal Pci è stato alienato e nessuno vuole accollarsi più gli affitti. Allora i nuovi circoli saranno virtuali. Su Internet. Oppure nasceranno sui luoghi di lavoro e di studio, come uffici e università. Ci sarà anche una rete di volontari democratici. Quanto al congresso, il fatto nuovo è che potrà essere convocato su proposta del segretario anche per confrontarsi sui temi, oltre che per la scelta della classe dirigente.

ALLEANZE
Rimane in sospeso il tema delle alleanze. Zingaretti sostiene di essere stato strumentalizzato quando ha detto di volere un patto più stabile con i Cinquestelle. «Nessuno venga a spiegare a me le differenze fra Pd e M5s, le consideravo tanto rilevanti da avere avuto perplessità sulla nascita di questa esperienza di governo», ha detto il leader dem davanti alla direzione nazionale. Però, se l' urgenza è quella di battere Salvini, allora ben venga la collaborazione con gli ex nemici: «Insieme le due forze rappresentano il 40 per cento dell' elettorato italiano. Occorre verificare se nell' azione dei prossimi mesi riusciremo a superare diffidenze e conflitti» senza aver timore che questo comporti «uno snaturamento del Pd. La nostra identità è nell' idea di Paese».

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • bellissima

    17 Ottobre 2019 - 07:07

    Bene sono contento, quella di zingaretti si può definire una rivoluzione interna finalizzata al protagonismo personale ma che di fatto porterà ad ulteriore frazionamento. Evviva, evviva, le rivoluzioni più riuscite sono sempre quelle interne.

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