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Vittorio Feltri contro il M5s: "Le loro leggi folli rubano fondi per l'ambiente, attendiamoci nuovi morti"

Davide Locano
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Mentre il Paese casca a pezzi, tra vecchi terremoti e recenti crolli di viadotti sbriciolati a causa di mancata manutenzione, i polemisti nostrani si arrabattano nel tentativo di trovare i colpevoli dei disastri. Come se fosse difficile identificarli. A nessuno viene in mente di dire che per conservare in efficienza la rete viaria bisogna investire molto denaro, quando invece da queste parti si spendono cifre ingenti nel welfare più decrepito del mondo e si trascura allegramente la sicurezza dei cittadini che attraversano un ponte con l' obbligo di raccomandare l' anima a un santo protettore poco affidabile, almeno a giudicare dai risultati. Leggi anche: Open, Vittorio Feltri: "Il mio sospetto su Matteo Renzi" Per andare giù sul concreto, non sarebbe stato meglio verificare, impiegando tecnici all' altezza, che certi manufatti fossero in grado di stare in piedi piuttosto che elargire miliardi a ragazzi che si grattano la pancia anziché lavorare? Si tratta di somme ingenti e non di noccioline: se ben investite per assicurarsi che gli automobilisti e i camionisti potessero percorrere le autostrade senza rischiare di precipitare nei burroni, si sarebbero evitate tante sciagure e il blocco della povera Liguria abbandonata all' impeto di rumorose frane. Niente. Anziché sperperare i cespiti fiscali in favore di chi sgobba, si è preferito con la cosiddetta quota cento buttare soldi allo scopo di pensionare signori e signore di una età in cui si può essere ancora attivi. Quindi, è lecito affermare che le palanche non mancano, solo che vengono usate male, non per cose serie bensì per consentire a vari connazionali di vivere a sbafo, cioè a carico della collettività. Ora si tratterebbe di sganciare fior di milioni onde porre qualche pezza a un sistema stradale fatiscente, ma le casse dello Stato sono vuote cosicché non si combinerà un tubo. Attendiamoci di conseguenza nuovi crolli devastanti, nuove vittime, nuove lacrime, nuove recriminazioni. di Vittorio Feltri

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