Roma, 11 gen. - (Adnkronos) - L'Italia "non ha agende nascoste" in Libia e ritiene che l'intervento dell'Ue sia "la massima garanzia che si possa offrire all'autonomia ed all'indipendenza del popolo libico". Sono questi i due concetti sui quali ha insistito il premier Giuseppe Conte nell'incontro di questo pomeriggio a Palazzo Chigi e durato quasi tre con il capo del governo di Tripoli Fayez Serraj, arrivato a Roma dopo aver annullato all'ultimo minuto la missione di mercoledì, per protesta per l'accoglienza riservata a Khalifa Haftar. Un 'incidente', assicurano fonti di Palazzo Chigi che parlano di "un clima sereno" tra i due leader, del quale non si è parlato durante l'incontro, al termine del quale Serraj ha espresso "apprezzamento per il ruolo dell'Italia sul dossier libico". "L'Italia ha sempre coerentemente, linearmente, costantemente lavorato per la soluzione politica" della crisi in Libia, "ritenendo che sia l'unica prospettiva che possa garantire al popolo libico benessere e prosperità, questo è il nostro obiettivo, non abbiamo altri obiettivi, non abbiamo agende nascoste", ha rivendicato Conte, dicendosi "preoccupato per l'escalation" di questi giorni. E proprio "per tessere la tela che deve portarci ad una soluzione politica", il premier ha annunciato che lunedì sarà in Turchia e martedì in Egitto, mentre sono già programmati anche una serie di colloqui telefonici con diversi leader di governo e presidente di Paesi che hanno un coinvolgimento nello scenario libico", nell'ambito "dell'impegno dell'Italia per tessere la tela per una soluzione politica". Il primo di questi si è già tenuto sabato sera, una conversazione telefonica con il presidente francese Emmanuel Macron, durante il quale i due leader hanno ribadito l'importanza di un coordinamento a livello europeo a favore del processo di pacificazione e stabilizzazione della Libia. In particolare, a quanto si apprende da Palazzo Chigi, i due presidenti hanno messo in evidenza la necessità di un impegno diplomatico comune per il cessate il fuoco, per il sollecito avvio del processo di Berlino e per l'importanza di un ruolo crescente dell'Ue nell'assicurare questi positivi sviluppi e gli obiettivi di pacificazione. Non solo nella telefonata con Macron ma anche nell'incontro con Serraj, Conte ha insistito sull'importanza di un intervento della Ue, "perché siamo convinti che questo intervento offra la massima garanzia di non rimettere le sorti future del popolo libico alla volontà di singoli attori", di non 'ipotecare' il loro futuro. In questo contesto, "sul piano concreto, continueremo a lavorare per la riuscita del processo di Berlino", ha assicurato il premier, "stiamo lavorando intensamente come governo, io personalmente, anche in coordinamento con il ministro Di Maio, per raggiungere l'obiettivo di un immediato cessate il fuoco e per indirizzare questo conflitto verso una soluzione politica". Su questo punto, il capo del governo di Tripoli "saluta con favore l'iniziativa della Russia e della Turchia che punta ad un cessate il fuoco, come sempre noi siamo disponibili ad accogliere qualsiasi tipo di iniziativa che possa andare in questa direzione". Tuttavia ribadisce che il cessate il fuoco che dovrebbe scattare a mezzanotte - e che Haftar ha detto di non voler rispettare, nonostante le pressioni di Mosca - "è condizionato al ritiro della parte che attacca, ma non sembra che sia disponibile a questo, perché ha un altro modus operandi". Tra l'altro, accusa Serraj, ricordando che chi "ha interrotto e vanificato il processo politico che era in corso" è stato Haftar, quando ha lanciato la sua offensiva su Tripoli il 4 aprile scorso, ed è lui rappresenta "un impedimento all'organizzazione della conferenza di Berlino" che il governo di accordo nazionale libico sostiene, perché la ritiene "molto importante per la ripresa del processo politico" e può "contribuire alla de-escalation". Lo stesso generale, che aveva partecipato alle precedenti conferenze di Parigi, Palermo e Abu Dhabi, "lo ha fatto solo per prendere tempo, quando invece la sua volontà era ostacolare questo processo", sostiene ancora il capo del governo di Tripoli. Che poi rinnova le sue accuse alla comunità internazionale, "al silenzio collettivo" di fronte a "crimini che vanno avanti da molto tempo", come il raid della settimana scorsa sull'accademia militare della capitale, per il quale Conte ha ribadito "la sua costernazione", espressa allo stesso Haftar nell'incontro di tre giorni fa. Al termine dell'incontro, organizzato anche grazie al lavoro dell'Aise che ha avuto un ruolo importante per riportare Serraj a Roma, Conte ha poi annunciato "l'istituzione di una commissione congiunta per completare quel processo per le compensazioni che era stato avviato e poi si è interrotto nel 2014 con la guerra". Una commissione, ha fatto eco il capo del governo di Tripoli, per "il completamento dei progetti sospesi dopo il 2014 ed a beneficio del popolo libico". Incidente chiuso allora tra Roma e Tripoli? "Quella di Serraj è stata solo una visita di cortesia, per mantenere il rapporto storico con l'Italia", commenta con l'Adnkronos Ashraf Shah, ex consigliere dell'Alto consiglio di Stato libico, secondo il quale il nostro Paese continua a "mancare di strategia". Non solo: secondo Shah, "tutti i movimenti di questi giorni da parte dei vari Paesi occidentali non sono altro che la risposta all'accordo russo-turco di mercoledì sul cessate il fuoco, è questo ha cambiato tutto".




