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Emilia Romagna, ecco qual è il dato decisivo dell'affluenza che potrebbe giovare a Lucia Borgonzoni

Caterina Spinelli
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Ad essere cruciale in questo testa a testa tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni è l'affluenza. Nel novembre del 2014, quando l'attuale governatore dell'Emilia-Romagna conquistò il suo primo mandato, a votare andò poco più di un elettore su tre: appena il 37% degli aventi diritto. Stavolta la percentuale sarà molto più alta, perché per la prima volta - spiega Il Messaggero - la roccaforte rossa è diventata davvero contendibile alle Regionali. Se adesso la partecipazione aumenta nelle grandi città è considerato un vantaggio per Bonaccini e il centrosinistra, se aumenta nei borghi minori e nelle campagne è un vantaggio per la Borgonzoni e il centrodestra. Leggi anche: Bonaccini, Borgonzoni: vittoria per un pugno di voti Se è altissima, può succedere di tutto. Se è bassa, è un vantaggio per il centrosinistra, perché si mobilita più il tradizione voto di appartenenza che quel voto di opinione potenzialmente. Altrettanto decisivi per i dem i voti grillini. Con l'opzione del voto disgiunto, Bonaccini esulta. Tra le politiche del 2018 e le europee del 2019, infatti il movimento in Emilia Romagna ha perso 400mila voti, mentre la Lega ne ha acquisiti 270mila. C'è dunque una riserva di 90-100mila elettori che nel 2018 votavano M5s e nel 2019 si sono astenuti. Ecco dove potrebbero pescare i dem. 

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