Napoli, 22 giu. - (Adnkronos) - Confini territoriali obbligatori, un'unica forma associativa per tutte le funzioni e limite demografico delle unioni a 10mila abitanti. Sono questi i tre punti cardine dell'intervento normativo della Regione Campania sulle associazioni obbligatorie tra Comuni al di sotto dei 5mila abitant,i previste dalla Legge n.78 del 2010 e differite al 1 Gennaio 2014 dal decreto sulla spending review. Una decisione che trova molto critico il fronte dei piccoli Comuni rappresentato da Anpci Campania e Asmel, l'associazione nazionale degli Enti locali, che raccoglie solo in Campania il 95% dei Comuni regionali. "Il documento approvato dalla Regione rappresenta un'acritica adesione formale a una normativa nazionale pasticciata e di improbabile attuazione perche' si pretende di costringere le gestioni associate dei Comuni in "ambiti ottimali" e confini meramente fisici, che si sono da sempre dimostrati fonte di sprechi ed inefficienza", spiega Francesco Pinto, presidente Asmel. Molto controversa e' in particolare la previsione normativa che i Comuni siano necessariamente confinanti: "Le esperienze positive gia' consolidate - evidenzia Pinto - dimostrano, al contrario, che le convenzioni 'a geometria variabile', in cui ci si associa in virtu' di una comunanza di interessi (ad esempio turistici, amministrazioni, organizzativi) e non di una mera contiguita' territoriale, garantiscono maggiore efficienza e soprattutto sono piu' aderenti alle effettive necessita' degli amministratori, anche perche' con le tecnologie telematiche, gli enti possono gestire in forma associata la gran parte dei servizi senza alcun riferimento alla contiguita' territoriale e all'unica forma associativa". (segue)




