Roma, 25 mar. (Adnkronos)- "Siamo anche una regione in difficolta'. Una regione che sta pagando un prezzo alto nella crisi e che fatica a reagire. Tutti noi in questi mesi abbiamo incontrato tanta rabbia, sofferenza, solitudine". Lo afferma il neogovernatore della regione Lazio Nicola Zingaretti, nel corso del suo discorso dopo l'elezione dei componenti dell'ufficio di Presidenza. "217.194 disoccupati. 52.334 in piu' rispetto al 2011. 120mila in piu' del 2007. 11,2 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate nei primi due mesi del 2013. Una spirale drammatica che si chiama perdita del lavoro, crollo dei redditi, crollo dei consumi, recessione, poverta' -sottolinea- Imprenditori, agricoltori, commercianti colpiti dalla crisi e dai vincoli di una burocrazia ottusa. Aziende messe in ginocchio dalla mancanza di liquidita', che troppe volte hanno bussato inutilmente alle porte di una Regione che ha accumulato un debito di 8 miliardi con i fornitori, con le casse vuote e sistemi e tempi di pagamento poco trasparenti". "Ricercatori, docenti universitari, studenti, operatori della cultura -dice Zingaretti- stanchi di una visione superata del governo e della societa' che considera il sapere e la bellezza come un peso e non come la base di uno sviluppo sano e piu' vasto. Associazioni e realta' del sociale e del terzo settore, colpite da otre 130 milioni di tagli al welfare regionale, relegate alla marginalita' dalle politiche nazionali, e che oggi sono, invece, l'ossatura sana della nostra societa', la risposta che la volonta', la solidarieta' e la capacita' di organizzazione delle persone offre all'emergere del disagio. Strutture fondamentali che vogliamo mettere al centro di un nuovo modello di welfare". "E poi tante donne, stufe di essere lasciate ai margini del mondo del lavoro, per assenza di politiche occupazionali e di welfare, e troppo sole, a volte, in battaglie fondamentali per i diritti e la dignita': contro la violenza di genere, le discriminazioni, per l'autodeterminazione e le pari opportunita'. Tutte voci di un'unica regione che chiede di cambiare. Voci che non sono state sufficientemente ascoltate, alimentando l'idea di una separazione tra il Palazzo e il popolo, ma che non possono e non devono mai piu' restare senza ascolto. A questi nostri concittadini noi non possiamo dire "risolveremo tutto". Perche' saremmo bugiardi. Ma una cosa possiamo prometterla -conclude- tra cinque anni vogliamo lasciare una regione molto diversa e migliore. L'abbiamo detto in campagna elettorale. E ora, statene certi, non ci tiriamo indietro. Perche' ogni scommessa ha due facce: prima bisogna avere il coraggio di calare la posta, ma poi bisogna andare fino in fondo e vincere".




