Silvio Berlusconi ha ribadito il suo sì a un governo di larghe intese anche presieduto da Pier Luigi Bersani, ha precisato di non avere parlato, durante le consultazioni con Giorgio Napolitano, del Quirinale. In realtà l'ex premier avrebbe chiesto delle garanzie sull'elezione di un nome a lui non ostile, chiedendo (come aveva d'altronde annunciato) che al Colle sedesse una figura moderata che non fosse "espressione" della volontà del centrosinistra. Il programma Un altro nodo cruciale sono i ministeri chiave: la giustizia e l'economia, soprattutto. Durante l'incontro durato un'ora circa Berlusconi e Maroni avrebbero parlato anche di un "programma minimo". Per quel che riguarda i contenuti del governo di coalizione, siamo disponibili a incontrarci con le altre forze politiche e a esaminare nel dettaglio quali sono i provvedimenti urgenti, che si impongono per la difficilissima situazione dell’economia. Abbiamo già avuto modo di esaminare a fondo le posizioni delle altre forze politiche e crediamo davvero che ci possa essere un accordo sui provvedimenti principali". Una serie di provvedimenti a cui il prossimo premier dovrà lavorare. Secondo indiscrezioni hanno parlato della necessità di riformare la legge elettorale, della restituzuione da parte della Pubblica amministrazione dei soldi alle imprese creditrici, l'abolizione dell'Imu e la restituzione di quanto già pagato (il cavallo di battaglia elettorale del Cavaliere),




