Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Mattia Santori e le sardine se ne fregano del coronavirus: il mondo viene giù, loro presentano il libro conto Salvini

Gianluca Veneziani
  • a
  • a
  • a

Suona davvero un po' strano, in questo periodo di quarantena, sfogliare un saggio che inneggia alla partecipazione di piazza, alla politica fatta coi corpi, al desiderio di creare comunità. E per di più un testo che, sin dal titolo, pare profetico di un' autodissoluzione, come Le sardine non esistono. Racconto dei fondatori (Einaudi, pp. 96, euro 12), scritto a otto mani (o dovremmo dire pinne?) da Mattia Santori, Andrea Garreffa, Giulia Trappoloni e Roberto Morotti, i quattro leader dei pesciolini.
Lo scopo, comicamente involontario, del libro è dimostrare l' inconsistenza teorica, politica, oseremmo dire ontologica delle Sardine. «Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo», scriveva Montale. E i quattro autori ce la mettono tutta per confermare la tesi per cui essi non hanno uno straccio di progetto politico. Parlano di idee senza averne una. Più volte li vedi scrivere di «pensiero, idee», blaterare di «temi», fino a che non si chiedono «Dove sono i contenuti?» e si danno da soli la risposta: «Comprendiamo l' urgenza di avere risposte, ma queste possono maturare solo con il tempo». Come dire: al momento non ne abbiamo, ripassate un' altra volta.

 

Chi siamo? - Né le Sardine sanno dire cosa sono e cosa vogliono essere. Si pongono il quesito esistenziale «Chi siamo?» e cominciano ad escludere alcune possibile soluzioni: non sono un partito, che «sarebbe un oltraggio», non sono un movimento che «è un' entità molto più organizzata e centralizzata», non sono «un insieme di singole realtà che lavorano ognuna per i fatti propri» ma neppure ancora una «rete a livello nazionale». Nel dubbio traggono questa conclusione illuminante: «Per quanto possiamo essere qualcuno all' interno delle piazze, dei nostri collettivi, non siamo nessuno all' interno di questo processo. Le Sardine non esistono, non sono mai esistite». Oh, finalmente delle parole di buon senso da parte di Santori e compagni: riconoscono di non essere Niente, anzi di essere il Niente che predica il Nulla.
E il bello è che poi questo Nulla viene dettagliato nel libro attraverso slogan e battaglie politiche già sentiti mille volte e riciclati per l' occasione: l' antifascismo, il rispetto della Costituzione, l' eguaglianza dei cittadini, il sostegno ai migranti, l' ambientalismo, la lotta alla transfobia, l' antisalvinismo (ritenere la Lega «una forza politica è un' offesa alla politica»), cui si aggiunge un pantheon che annovera Greta Thunberg, Michela Murgia, Laura Boldrini e Lilli Gruber; e ancora un decalogo sentimentale, una «mappa valoriale» che vanta, tra gli altri punti, principi innovativi come «non siamo soli, ma parte di relazioni umane», «siamo vulnerabili e siamo empatici», «occorrono speranza e coraggio».

 



Piazze piene - Ammazza, messaggi rivoluzionari, base solida sulla quale costruire un roseo futuro politico. Fino all' ammissione più onesta: «Ci sentiamo ridicoli, inadatti, impreparati ma finalmente liberi». Sì, liberi di scrivere corbellerie. Le Sardine dicono di avere avuto il merito di riempire piazze che prima erano vuote. Non si rendono conto però di non aver riempito le teste, il che non avrebbe guastato ora che le piazze, loro malgrado, sono vuote.
 

Dai blog