(Adnkronos) - E ricorda: "Prima delle stragi del '92 dichiarari in marzo lo stato d'allerta perche' mi erano giunte precise informazioni, tra cui un memoriale del noto depistatore Elio Ciolini, depositato al tribinale di Bologna. In questo documento -prosegue Scotti- si faceva chiaramente riferimento alla mafia e a possibili stragi in arrivo. Nessuno mi credette".Dopo Capaci, Scotti torno' alla carica per rafforzare il 41 bis, senza aspettare l'insediamento del nuovo governo Amato. ma il 28 giugno '92 si ritrovo' ministro degli Esteri. "Per questo -rimarca- dico che il problema non si puo' lasciare, con tutto il rispetto, alla magistratura. Il problema e' politico", ed "e' giusto farsi avanti, raccontare tutto quello che accadde, senza la paura di passare per traditori, perche' comunque lo Stato la lotta alla mafia negli anni l'ha fatta bene e con ogni mezzo, non solo con la repressione ma anche con una legislazione modello". Il suo successore al Viminale, nel '92, Nicola Mancino, in questi giorni e' diventato un caso per aver chiesto aiuto al Colle in diverse telefonate. "Non so valutare la sua reazione -spiega Scotti- di Mancino nel mio libro si parla bene". Ma "certo tutte queste tensioni non aiutano la chiarificazione nel Paese". A chi gli chiede poi se il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, abbia fatto bene o male a intervenire sulla vicenda con la lettera inviata al Pg della Cassazione, L'ex ministro dell'Interno replica: il Capo dello Stato, "per favore, lasciamolo stare. Lasciamolo lavorare tranquilli per il bene del Paese, perche' la situazione e' grave, c'e' la crisi, la patria e' in pericolo. Scherziamo con i fanti ma...".




