Roma, 19 giu. (Adnkronos) - "Quante probabilita' effettive sussistono che l'indagine palermitana, a valle dei tre gradi di giudizio, si concluda con giudicati di condanna?". E' la domanda che si pone Giovanni Pellegrino, gia' presidente della commissione parlamentare sulle stragi, nell'intervento pubblicato su 'l'Unita" a proposito dell'inchiesta sulla trattativa fra Stato e mafia che vede coinvolti anche gli ex ministri Nicola Mancino all'Interno e Giovanni Conso alla Giustizia. "Ad emergere - osserva - e' un problema antico e cioe' la sostanziale indifferenza che, nell'assumere determinate iniziative, la magistratura inquirente ha rispetto agli esiti finali dell'indagine". Per Pellegrino, "e' sempre piu' urgente una riforma complessiva del sistema d'accusa che, nella riconosciuta impossibilita' per la magistratura inquirente di dare un esito indagativo a tutte le notizie di reato, non consenta comunque agli inquirenti di farsi scudo del principio, ovviamente astratto, dell'obbligatorieta' dell'azione penale, come canone sostanzialmente deresponsabilizzante". L'ex presidente della commissione parlamentare sulle stragi sottolinea che "le responsabilita' della mancata riforma ricadono per intero sul ceto politico, che da oltre un ventennio continua a misurarsi con un problema cosi' delicato nell'ottica miope di una convenienza di breve periodo, alternando garantismo e giustizialismo, in un grottesco balletto delle parti".




