Roma, 28 lug. (Adnkronos) - "L'unica cosa che non manca in materia di intercettazioni sono le proposte di riforma. In realta' temo che quello che manca sia la volonta' di passare dalle parole ai fatti". E' quanto ha detto il vice presidente del Csm Michele Vietti al Tg5, commentando l'intervista all'Adnkronos in cui il segretario del Pdl Angelino Alfano invita il governo a presentare una proposta sulle intercettazioni telefoniche, avvertendo anche che il Pdl 'non pazientera' a lungo'. Quanto alla richiesta del consigliere togato del Csm Aniello Nappi di aprire una pratica sulle intercettazioni, Vietti ha osservato: "su iniziativa di un nostro componente il Consiglio, all'interno di una pratica amministrativa, dunque senza nessuna inteferenza, ha deciso di avviare una riflessione sulle prassi applicative delle intercettazioni. In particolare si tratta di verificare la corretta applicazione dell'articolo del codice che gia' oggi prevede una udienza in cui, su richiesta del pm e dei difensori, il giudice decide quali intercettazioni inserire nel fascicolo dibattimentale, escludendo quelle manifestamente irrilevanti", ha spiegato il vice presidente del Csm nell'intervista al Tg5 delle 20. "Purtroppo- ha aggiunto Vietti- spesso avviene che il pm chieda, con la quiescenza dei difensori, e il giudice disponga che in blocco tutte quante le intercettazioni finiscano del fascicolo dibattimentale e dunque siano conoscibili e dunque siano pubblicabili. probabilmente su questo c'e' un margine per cambiare indirizzo". Ma quanto ha influito sull'iniziativa del Csm la vicenda del Quirinale? "La questione e' diversa. tuttavia -ha proseguito Vietti- certamente il fatto che la presidenza della Repubblica abbia deciso di sollevare il conflitto di attribuzione di fronte alla Corte costituzionale, ha contribuito a riporre all'odg il tema delle intercettazioni".




