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Sergio Mattarella spinge per un governo di "coesione nazionale": addio a Giuseppe Conte, tempi e modi

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Ora, a pensare a un nuovo governo, a un governo di "coesione nazionale", sarebbe in primis Sergio Mattarella. Ne aveva parlato in modo circostanziato Dagospia, viene confermato oggi da Il Messaggero, dove si legge: "Dopo i numerosi inviti a rispettare le regole, Mattarella ha condiviso - dopo quasi due mesi di chiusure e restrizioni - l'ansia di ricominciare del Paese nel messaggio diffuso il primo maggio in occasione della Festa dei lavoratori". Il punto è che man mano che si allenta la morsa del coronavirus, si stringe quella dell'inevitabile crisi economica in cui piomberà, o è già piombato, lo Stivale. Per giunta in regioni fondamentali per il tessuto economico italiano, quali Lombardia e Veneto. Il nostro sistema produttivo ha bisogno di sostegno, misure adeguate da parte del governo. Misure che però ad ora non sembrano essere soddifacenti, forse anche per Mattarella.

 

"Dopo due mesi di fermo sarebbe infatti assurdo pensare di rimettersi in moto considerando la pausa-Covid una sorta di fermo immagine dopo la quale il film riprende a scorrere come prima", si legge sul Messaggero. Mattarella teme infatti un collasso economico e sociale. E insomma tornano a rimbombare in testa le parole pronunciate dal presidente della Repubblica nel discorso del primo maggio, quando ha insistito: "La battuta d'arresto che abbiamo subìto spinge ad accelerare la strada verso un cambiamento che sappia valorizzare e non subire fenomeni come la globalizzazione e la digitalizzazione dell'economia, con scelte lungimiranti". Insomma, Mattarella spinge per un cambiamento. Anche del governo? Possibile, probabile.

 

L'incognita è relativa a quanto la maggioranza oggi in carica sappia cogliere le opportunità e i maggiori punti critici dell'imminente stagione di crisi. Insomma, da parte del Quirinale l'invito alla coesione nazionale è evidente, anche se molti attori della nostra politica ne sono preoccupati. Esempio: come conciliare Giuseppe Conte e Matteo Salvini? Difficile, impossibile. Dunque, addio coesione nazionale. A meno che l'addio sia quello del presunto avvocato del popolo a Palazzo Chigi. Ragione, quest'ultima, per la quale - spiegano fonti vicine al Quirinale - è difficile escludere "la composizione di nuove maggioranze nell'attuale Parlamento".

 

Insomma, ancora una volta la pista più probabile e percorribile è quella che condurrà ad un nuovo governo senza passare per le urne. Serve una maggioranza ampia, trasversale, coesa, che si identifichi in un premier che faccia da collante (Mario Draghi?) in grado di guidare l'Italia, di elaborare una strategia di sviluppo innovativa che sappia risollevare il Paese, di offrire rassicurazioni a Mattarella. Quelle rassicurazioni che oggi non avrebbe. Insomma, l'ipotesi di un nuovo governo di "coesione nazionale", giorno dopo giorno, continua a prendere sempre più corpo.

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