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Matteo Salvini: "Criminale è il governo, gli immigrati muoiono oggi. Giustizia? Pd e M5s arresterebbero anche i bambini"

Lorenzo Mottola
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«È una grande soddisfazione morale, ma ancora rischio». Per Matteo Salvini la partita è tutta da giocare. «Non sogno certo di passare il mio tempo tra pm e avvocati», spiega, ma è proprio lì che la politica ha finito per portarlo. «E solo per aver fatto il mio dovere, senza ammazzare nessuno. Invece ora, finiti i blocchi contiamo tanti morti. E il criminale sarei io?».

Salvini, crede che l'imbarazzo per le intercettazioni pubblicate sul caso Palamara abbia influito sulla scelta di qualche senatore di negare l'autorizzazione a procedere?
«Penso che i senatori abbiano pensato agli atti, che sono chiari. Parliamo di una Ong spagnola che ha raccolto immigrati in acque libiche e maltesi e che ha avuto non uno ma ben due porti spagnoli a disposizione. E nonostante ciò ha deciso illegalmente di venire in Italia. Quindi il mio "no" allo sbarco era per difendere la legge e la sovranità italiana. Dopodiché sicuramente, come hanno colpito me, gli insulti e le considerazioni politiche dei magistrati avranno colpito anche altri».

Da Leu ai Cinquestelle c'è chi la accusa di "scappare dai processi".
«In realtà un processo già ce l'ho, a Catania a ottobre (per il caso Gregoretti, ndr.). In secondo luogo se ho fatto il mio dovere non vedo perché dovrei essere processato. È la costituzione che prevede che la difesa della patria sia un sacro dovere di ogni cittadino. E lottare contro scafisti e clandestini significa difendere la patria. Anche perché durante i miei blocchi non è morta neanche una persona, mentre in questi giorni mi pare che siano stati parecchi gli annegati e i feriti. E gli sbarchi sono passati da 1400 a 4700. Dove sono quindi i delinquenti? Lascio ai lettori scegliere qual è l'atteggiamento criminale».

Sul voto ha pesato l'astensione dei senatori di Italia Viva. Qualcuno scriverà che la Lega è stata salvata da Renzi.
«Io ho mandato un messaggio a due senatori - uno dei Cinquestelle e uno che ha lasciato il Movimento - che mi hanno risposto di aver letto gli atti e di aver votato secondo coscienza. Non c'è alcuno scambio e non ho chiesto niente. Anche perché, ci tengo a dirlo a chi legge, il voto di oggi rappresenta una soddisfazione morale, ma poi conterà la decisione dell'aula. E se Pd e Cinquestelle continueranno a insistere nel loro atteggiamento forcaiolo, purtroppo dovrò affrontare il processo. Poi non sono preoccupato ma siccome ritengo di aver fatto il mio dovere, non chiedo medaglie, ma neanche di passare il mio tempo tra avvocati e magistrati».

Pensa che nei Cinquestelle ora si aprirà un dibattito sugli sbarchi, magari sul fatto che anche Conte ha avuto un ruolo nel caso della Sea Watch?
«Lo spero, anche perché io ho in mano lettere, decreti e mail che provano che ci sia stato un dialogo con mezzo governo, da Conte a Toninelli al ministero degli Esteri. Su questo come su tutti gli altri sbarchi la linea era comune. Mi spiace che poi i Cinquestelle per amor di poltrone e del Pd abbiano fatto la capriola, ma so per certo che al loro interno dei problemi di coscienza ci sono. Non tutti i Cinquestelle hanno scelto la poltrona, sono stati i dirigenti».


Tra chi si lamenta per il voto in Giunta c'è anche qualche prete. La Caritas voleva il processo. Il parroco di Lampedusa parla di «ingiustizia di stato».
 «Inviterei il parroco a fare un colpo di telefono ai genitori dei due bimbi morti l'anno scorso in provincia di Ragusa, uccisi da un Suv mentre giocavano davanti a casa. Oggi c'è stata la sentenza: il loro assassino è stato condannato a nove anni, sarà fuori tra cinque. E io ne rischio 15. Invece di evocare la galera per il brutto e cattivo e Salvini, qualcuno potrebbe dedicarsi ai delinquenti veri».

Tra la Chiesa e la Lega continuano a emergere incomprensioni.
«Posso dire che mi sono arrivati tanti messaggi di solidarietà, anche dai vertici del mondo ecclesiastico, che mi fanno dire che il dibattito non c'è solo all'interno dei Cinquestelle e che l'atteggiamento nei confronti dell'immigrazione clandestina non è più univoco. Tanti parroci o missionari - mi hanno scritto anche dall'Africa - hanno capito che chi vuole porti aperti per tutti alimenta lo schiavismo e il traffico di esseri umani».

Lei ha chiesto l'azzeramento del Csm. Lo sa vero che chi prova a riformare la giustizia in Italia finisce per fare una brutta fine?
«Lo so, ma io ho il difetto di dire quello che penso e di fare quello che dico. Leggere di magistrati che chiedono di condannare qualcuno per motivi politici, anche se pensano che abbia ragione, mi fa dire che non siamo in un Paese normale. L'Italia secondo noi si può ricostruire con la burocrazia zero e con la flat tax, ma anche con una riforma della giustizia, che arriverebbe dopo anni e anni di parole. Avere le correnti politiche nei tribunali non è sano».

Ma è possibile in questo momento pensare a una riforma della giustizia?
«Sicuramente non con una maggioranza PdM5S. I Cinquestelle arresterebbero anche i bambini e nel Pd, pur di rimanere al potere, arresterebbero le mamme dell'intera redazione di Libero. Solo chi ha una cultura liberale può impostare un discorso riformatore rispettoso, ispirato a Beccaria e alla riabilitazione del condannato, al carcere a misura d'uomo, che preveda la separazione delle carriere. Sarà una delle riforme che faremo quando gli italiani ci riporteranno al governo. E non sarà fatta contro la magistratura: perché io ritengo che il 90 per cento della categoria sia sana, indipendente e apartitica».

Un'altra cosa che state riprogrammando è il ritorno ai comizi perché tutti dicono che la Lega senza Salvini in piazza faccia un po' fatica.
«Per noi il contatto, i rapporti personali, la presenza nelle fabbriche e nelle scuole è fondamentale. A noi non basta la politica online. Anche perché c'è il problema che l'attuale maggioranza controlla sostanzialmente tutte le televisioni, le radio e i giornali. Di conseguenza, se la situazione si dovesse tranquillizzare, andrò in Campania, Calabria, Sicilia e visiterò alcune aziende bergamasche e bresciane».

Sempre che sia permesso: sulle riaperture c'è ancora chi frena.
«Il problema è che rischia di fare più danni la fame che non il virus. Io domani (oggi, ndr) sarò dal presidente dell'Inps perché ci sono due milioni di persone che ancora aspettano la cassa integrazione di marzo. E poi nel pomeriggio interverrò in aula sul decreto scuola. Perché il problema non è solo essere aperturisti o pauristi: in Francia, dove hanno avuto gli stessi nostri problemi, sono già in classe un milione di bambini con 40mila scuole aperte in sicurezza, con 10 alunni per classe. Perché Francia sì, Austria sì, Svizzera sì e in Italia no».

Bene ripartire in sicurezza, ma ci sono le risorse?
«Le risorse finora impiegate sono insufficienti: arrivano a 100 miliardi, contando anche i circa 20 erogati dalle banche sono pari al 5% della potenza di fuoco da 400 miliardi promessa. La Germania è già a quota 800. Per il turismo la Francia, a parità di condizioni, ha stanziato 18 miliardi, l'Italia 1,8. C'è una virgola di differenza».

Dove prendiamo i soldi?
«In questo momento il governo potrebbe emettere tutti i buoni del tesoro che vuole. C'è una domanda superiore all'offerta e ci sono tassi di interesse bassissimi. Dopodiché interviene la volontà politica: se il governo settimana prossima emettesse 50 miliardi invece di 5, la gente e la Bce li comprerebbero. E il governo avrebbe i soldi».

Però c'è anche il timore di un indebitamento eccessivo.
«Il debito tu lo ripaghi se la gente lavora. Se chiudono i negozi e licenziano i dipendenti, cosa facciamo? Manteniamo tutti con il reddito di cittadinanza? Credo ci sia anche un problema di impostazione di questo governo, che ideologicamente è contro la libertà di impresa, l'iniziativa privata e le partite Iva. Forse per scelta politica preferiscono l'assistenza a pioggia. Nel decreto rilancio non c'è un'idea di Paese. Ci sono mance, ma per l'impresa e le partita Iva, gli autonomi non c'è nulla. Bisogna capire se a dominare questo governo è solo l'ideologia, l'incapacità o se c'è anche una scelta: quella di avere un Paese assistito, come denuncia il professore Ricolfi, impaurito e bloccato da tensioni sociali. Oggi a Roma c'era una manifestazione con 3000 persone. Che risposte possiamo dargli? Gli mandiamo i 60.000 guardiani della rivoluzione contiana che inseguono chi va in bagno? Qualcuno vuole un'Italia cinese». 

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