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Recovery Fund, le cifre dell'ultima proposta: all'Italia 209 miliardi, 82 a fondo perduto. Conte sconfitto da Rutte

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Ecco le cifre dell'ultima mediazione sul Recovery Fund proposte da Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, cifre inviate alle delegazioni e che, se fossero confermate, segnerebbero una revisione al ribasso degli obiettivi per Giuseppe Conte, piegato da Mark Rutte, Olanda e dal fronte dei cosiddetti Paesi frugali. In definitiva, il Recovery Fund dovrebbe ammontare a 750 miliardi, 390 in sussidi e 360 in prestiti (l'Olanda chiedeva un massimo di 350 in sussidi). In totale, 209 miliardi spetterebbero all'Italia in base al nuovo piano, 82 dei quali a fondo perduto e 127 in prestiti. 

"Invierò tra poco una nuova proposta ai leader che è frutto di un lavoro qualitativo estremamente intenso", aveva spiegato Michel nel pomeriggio. "I negoziati sono stati molto difficili - ha aggiunto - So che gli ultimi passi sono molto difficili ma sono fiducioso, e anche se ci sono delle difficoltà, e anche se è importante continuare a lavorare, penso e sono convinto che un accordo sia possibile. Questa proposta è il frutto di molto lavoro collettivo con tutti i leader e con i loro team".

Insomma, dopo oltre 48 ore di negoziazione, nel corso del quarto round, i leader europei sarebbero vicini a una soluzione. Conte, nel pomeriggio, si era detto cautamente ottimista. Ma se si pensa che lo scorso 18 maggio definiva gli ipotetici 500 miliardi complessivi a fondo perduto "una base di partenza da ampliare", si comprendono le entità della sconfitta incassata dal premier. Inoltre, sono ancora da definire la tempistiche con cui verranno modulati.

E ancora, in relazione alla governance del Recovery fund, si arpprende che la nuova proposta di compromesso prevede che i piani presentati dagli Stati membri vengano approvati dal Consiglio a maggioranza qualificata in base alle proposte presentate dalla Commissione. La valutazione sul rispetto delle tabelle di marcia e degli obiettivi fissati per l'attuazione dei piani nazionali sarà affidata al Comitato economico e finanziario (Cef), gli sherpa dei ministri delle Finanze. E in questa sede, "in via eccezionale", se qualche Paese riterrà che ci siano problemi, potrà chiedere che la questione finisca sul tavolo del Consiglio Europeo prima che venga presa qualsiasi decisione. Insomma, il controllo sarà molto serrato.

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