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Quirinale, Massimo Bitonci sulla successione a Mattarella: "Il M5s sarà un supermarket, tutto è possibile"

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Se la partita è quella per il Quirinale, non è mai troppo presto. Mancano due anni al voto per la successione di Sergio Mattarella, ma la corsa è già aperta. Da tempo. E soprattutto è sulla bocca di tutti. Certo, le regionali hanno sensibilmente modificato lo scenario: ora, con discreta approssimazione, il governo di Giuseppe Conte arriverà fino al 2023, termine della legislatura. E insomma, dovrebbe proprio essere questo Parlamento ad eleggere il prossimo presidente della Repubblica, in barba ai dubbi sulla legittimità del Parlamento stesso dopo il taglio dei parlamentari sancito dal referendum. Dubbi concreti, tanto da unire due personalità agli antipodi come Vittorio Feltri e Carlo De Benedetti, che si sono espressi nel medesimo modo, bollando le Camere come "illegittime" e invocando le elezioni subito.

 

Ma tant'è, eccezion fatta per terremoti - ad ora - improbabili, al voto non ci andremo prima della prossima nomina quirinalizia. Scontato che in questo contesto si muovano i principali indiziati, nel dettaglio Romano Prodi, che potrebbe catalizzare i voti grillini e del Pd. Eppure, forse, non è tutto così scontato. E la ragione la spiega Massimilano Bitonci, citato in un retroscena di Augusto Minzolini su Il Giornale. "Se pensano di scegliere il prossimo presidente da soli hanno sbagliato i calcoli - premette -. Quando ci sarà il rinnovo del Capo dello Stato, i grillini cominceranno a guardarsi intorno per trovare un'altra casa che li elegga: diventeranno un supermarket", ragiona il leghista. E in effetti, considerato il tracollo di consensi del M5s e considerato dove potrà arrivare nei prossimi due anni, ciò che sostiene Bitonci è tutt'altro che peregrino. E insomma, con i M5s che non saranno rieletti pronti a "concedersi" in cambio, magari, di un seggio, tutto è possibile.

 

 

E la pensa così lo stesso Minzolini, che nel medesimo retroscena si spende in un ragionamento tutto suo. Premette che la maggioranza di governo "più passano i giorni e più si accorge che l'idea di decidere in beata solitudine" il nome del prossimo capo dello Stato potrebbe essere "oltre che ardua", un'operazione "assai perigliosa". Ci sono anche concrete motivazioni tecniche: "Non c'è solo il dato, non trascurabile, che l'opposizione controllando almeno 15 regioni su 20, potrà contare tra i grandi elettori su un bel gruppo di rappresentanti regionali, ma anche la contestazione che con il trascorrere dei mesi i grillini somiglieranno sempre più a una maionese impazzita", conclude il Minzo, riallacciandosi al ragionamento di Bitonci.

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