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Alessandro Di Battista, "ben venga Maria Rosaria Rossi": ecco il nuovo M5s

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Come si cambia, per non sparire. Alessandro Di Battista dice sì ai "responsabili", e se l'apertura arriva dal duro e puro del Movimento 5 Stelle significa che il mondo politico si sta ribaltando (o semplicemente che quello grillino sta esplodendo). "Con chi è sotto indagine per associazione a delinquere nell'ambito di un'inchiesta di 'ndrangheta non si parla. Punto - spiega alla Stampa -. Tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva, ma non tutti possono essere interlocutori in questa fase. Si cerchino legittimamente i numeri in Parlamento tra chi non ha gravi indagini o condanne sulle spalle".
 

 

 

Il distinguo è quasi obbligato, ma il vero punto è un altro: occorre far fuori Matteo Renzi, escluso dal governo: "Era ora: Renzi rappresenta ciò che è rimasto del Giglio magico, il peggio dell'establishment politico. Il governo andava assolutamente derenzizzato perché non è ammissibile che uno che ha il 2% dei consensi si metta in testa di poter dettare legge agli altri". Dibba è malizioso: "Sono convinto che Renzi, da pessimo soggetto qual è, in realtà volesse votare contro. Ma i suoi di Italia Viva lo avranno boicottato. Lo avranno convinto a sposare la strada dell'astensione. Molti di loro sono solo dei politicanti, ma non nego che in mezzo ai tanti ci possano essere anche brave persone". Il governo di Giuseppe Conte è ora appeso ai voti dei "costruttori", dall'ex grillino Lello Ciampolillo a Maria Rosaria Rossi, quell che il mondo che ruota intorno a Marco Travaglio e Fatto quotidiano (grillino) ha sempre etichettato con disprezzo "la badante del Cav". "Un governo senza Renzi val bene una messa - mette le mani avanti, incredibilmente, l'ex deputato pentastellato -. Quindi ben vengano anche Ciampolillo e la Rossi. L'importante è non stare dietro alle farneticazioni di Renzi. Continua a dire che il premier Conte ha fatto l'inciucio con Clemente Mastella. Ma che inciucio e inciucio se Mastella non siede neanche in Parlamento! Sono tutte polemiche sterili figlie del peggior renzismo". E guarda un po', alla fine si torna sempre al via, la casella più amata dai governisti: "L'unica cosa di cui sono certo è che il Paese in questo momento non si può permettere di andare alle elezioni. Siamo in piena pandemia e ci sono mille problemi: dal rischio contagio ai seggi al fatto che gli italiani non apprezzerebbero certo di andare a votare per una crisi di governo in un momento tanto delicato a causa del Covid e delle sue drammatiche conseguenze economiche. Non solo". Quindi la botta finale, chiaramente populista: "Non mi pare certo eticamente giusto spendere 350 milioni di euro per mettere in piedi la macchina elettorale. Lo ripeto, l'unica soluzione impercorribile e inaccettabile alla crisi sono le votazioni. Abbiamo un capo del governo, Conte, e dobbiamo andare avanti. L'importante è non avere più Renzi tra i piedi". 

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