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Mario Draghi, retroscena sul vertice per scegliere i nomi dei sottosegretari: "Mettiamolo a verbale"

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La lista dei sottosegretari ha ricalcato quella dei ministri, rimanendo segreta a tutti tranne che a lui: Mario Draghi. Appena svelata però è stata motivo di grande scontro. Come racconta Repubblica "nella sala è calato il gelo polare". Al nome di Giorgio Mulè, giornalista di testate berlusconiane, all'editoria e quello di Nicola Molteni, sostenitore dei porti chiusi, agli Interni, l'aula si è trasformata in un ring. "Presidente - ha interrotto il ministro della Difesa Lorenzo Guerini - vorrei che si metta a verbale che non sono d'accordo. Trovo la scelta sbagliata. Non c'è un problema politico, ci mancherebbe, ma di funzionamento delle istituzioni". Il riferimento è al suo dicastero. Per Guerini mai prima d'ora ci sono stati meno di due sottosegretari alla Difesa. Un'obiezione che l'ex banchiere accoglie, proponendo una sospensione per "valutare meglio". 

 

 

Eppure - scrive Repubblica - le motivazioni dietro allo stop di Guerini sono ben altre. C'è il primo vero scontro tra i partiti e la galassia di Draghi, ci sono i malumori politici per la gestione del dossier dei sottosegretari. In mezzo, come sempre, il presidente del Consiglio. Draghi però non è Conte e prende le redini della discussione. Alle 17 sui cellulari dei ministri appare un sms che lascia poco all'immaginazione: la lista definitiva ora (è un po' il senso). Infine l'ufficialità. 

 

 

I malumori però restano. E con questi anche una certa freddezza del premier verso alcuni nomi che sono stati scelti, si fa presente, dai partiti e non certo dal presidente del Consiglio. Più di tutto conta la sintesi di Draghi, che prende la parola subito dopo la lettura della lista "corretta": "Spero che l'elenco possa essere soddisfacente per tutti. Adesso mettiamoci a lavorare". Un modo come un altro per zittire i capricci delle forze politiche, nessuna esclusa.

 

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