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Bruno Vespa, la verità dietro "l'incidente" sul Copasir: "Questo è il futuro di Salvini e Meloni", un grosso rischio

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"O lui o io". Così Umberto Bossi a Bruno Vespa una sera del novembre 1994 su Silvio Berlusconi. Erano i tempi del ribaltone che portò al governo Dini. All'assemblea del Popolo della Libertà, il 22 aprile 2010, ricorda Vespa, Gianfranco Fini, presidente della Camera, accusò Berlusconi di eccessiva severità nei confronti della magistratura (nel 2021, grazie a Palamara, si sarebbe scoperto il patto tra l'Associazione magistrati e il leader di An che avrebbe impedito qualunque provvedimento sgradito ai giudici). "Berlusconi invitò Fini a dimettersi dal suo ruolo istituzionale per far politica nel partito e l'altro pronunciò il celebre «Che fai, mi cacci?», prologo alla lenta agonia del governo di centrodestra", scrive il conduttore di Porta a Porta sul Giorno.

 

 

 

 

 

 

Episodi che tornano alla mente pensando a Matteo Salvini e Giorgia Meloni. "Salvini ha fatto benissimo ad appoggiare il governo dove - a dispetto dei sondaggi - la sua presenza si sente davvero. E la Meloni - premiata dai sondaggi - ha fatto benissimo a non entrare in maggioranza perché con la sua modesta forza parlamentare avrebbe contato poco o nulla", ricorda Vespa che però spiega che questo virtuoso gioco delle parti "rischia tuttavia di trasformarsi in una competizione pericolosa per il futuro del centrodestra", precisa Vespa

 

 

 

"La Lega persegue un disegno che alle lunghe potrebbe portarla a una posizione centrista e a una affiliazione europea nel Partito popolare. Fratelli d'Italia tende a consolidarsi come forza di destra democratica affine ai conservatori europei. Questo è il futuro". Ma la lite sul presidente Copasir, secondo Vespa ha rischiato di fare più danni che le divergenze politiche tra i due partiti. "E se la prova più difficile (candidati credibili per Roma, Milano e Bologna) vedesse divisi Salvini e Meloni. L'elettorato, ostile a bisticci tra alleati, non capirebbe", conclude Vespa.

 

 

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